Tre anni erano passati dall’ultima volta che i loro sguardi si erano incrociati nelle ombre di Venezia.

Tre anni di silenzio, di sospetti e di notizie false che lo avevano convinto che lei fosse scomparsa per sempre.

Elena sollevò lentamente il calice da cocktail con dita affusolate e perfettamente curate.

Il liquido rosso rubino oscillò delicatamente contro il vetro trasparente.

Lei portò il bicchiere alle labbra, senza mai distogliere gli occhi azzurri da quelli di Julian.

Sorseggiò la bevanda con un’eleganza studiata, lasciando che un sorriso impercettibile le fiorisse sul viso.

“Non pensavi di rivedermi qui, vero, Julian?” disse Elena con una voce calda e profonda che sovrastò la musica soffusa.

“Credevo che fossi morta a Vienna,” rispose Julian, abbassando di poco il tono di voce per non farsi sentire dai presenti.

Sullo sfondo, appoggiato al bancone del bar, un uomo in giacca scura li osservava in silenzio.

Era Marcus, il braccio destro del sindacato che entrambi avevano cercato di evitare per anni.

Marcus non staccava gli occhi da loro, tenendo una mano parzialmente infilata nella tasca interna della giacca.

“Vienna è stata solo una messinscena ben riuscita,” mormorò Elena, riposizionando il calice sul bancone di marmo scuro.

“Dovevo far credere a tutti che la chiave fosse andata distrutta con me.”

Julian fece un passo avanti, riducendo la distanza tra loro fino a sentire il profumo di gelsomino di Elena.

“Non mi hai lasciato alcuna scelta allora, Elena. Mi hai abbandonato nella trappola.”

I suoi occhi blu brillavano di una miscela di rabbia e desiderio inespresso.

Elena inclinò leggermente la testa, guardandolo con una combinazione di sfida e vulnerabilità.

“Ti ho salvato la vita, Julian, anche se la tua frustrata orgoglio non te lo permetterà mai di ammettere.”

Un’ombra si mosse alle spalle di Julian mentre la musica del locale cambiava ritmo, diventando più incalzante.

Marcus aveva iniziato a muoversi verso di loro con passi lenti e calcolati.

“Abbiamo esattamente trenta secondi prima che Marcus capisca che il tuo arrivo non è una coincidenza,” sussurrò Julian.

“Marcus sa già tutto,” replicò Elena, sfiorandogli il polso con la punta delle dita.

La pelle di Julian reagì all’istante a quel tocco, inviando una scarica di adrenalina lungo la sua schiena.

“Ma non sa che ho cambiato le regole del gioco questa sera,” aggiunse lei con uno sguardo determinato.

Elena infilò la mano sinistra nella borsetta e ne estrasse una piccola chiave d’argento con un chip integrato.

“È la sequenza di accesso originale del server di Ginevra,” disse mostrando la chiave per un solo istante.

Julian sgranò gli occhi, comprendendo al volo la portata di quella rivelazione.

“Se hai quella chiave, allora la lista degli agenti compromessi è ancora intatta.”

“Esatto,” disse Elena. “E stasera intendo consegnarla al miglior offerente o distruggerla per sempre.”

Marcus era ormai a meno di tre metri da loro.

L’uomo estrasse con discrezione una pistola dotata di silenziatore da sotto la giacca.

“Attento!” esclamò Elena, spingendo con forza il bicchiere di cocktail contro il petto di Marcus.

Il liquido rosso e i frammenti di vetro colpirono l’aggressore, accecandolo per un secondo cruciale.

Julian restrinse istintivamente il braccio di Elena e la tirò verso di sé, facendole da scudo.

Con un movimento rapido e preciso, Julian sferrò un pugno ben assestato alla mascella di Marcus.

L’uomo vacillò all’indietro, urtando un gruppo di clienti che gridarono sorpresi.

Il caos si diffuse istantaneamente nella sala VIP del locale.

Le luci stroboscopiche iniziarono a lampeggiare freneticamente mentre l’allarme antincendio cominciava a suonare.

“Da questa parte!” gridò Julian, prendendo la mano di Elena e guidandola verso l’uscita di emergenza posteriore.

Corsero attraverso un corridoio stretto illuminato solo da deboli luci rosse d’emergenza.

Dietro di loro si udivano i passi pesanti degli uomini di Marcus che cercavano di inseguirli.

Julian spalancò la pesante porta di metallo con una spallata vigorosa.

I due piombarono all’esterno, nell’aria fredda e umida della notte milanese.

La pioggia battente bagnava l’asfalto scuro del vicolo cieco.

Elena trattenne il respiro mentre i suoi tacchi alti risuonavano sulla pietra bagnata.

“Dobbiamo raggiungere l’auto prima che blocchino l’intero quartiere,” disse Julian, togliendosi la giacca blu.

Poggiò la giacca sulle spalle scoperte di Elena per proteggerla dalla pioggia battente.

Elena lo guardò sorpresa per quel gesto di premura improvviso.

“Non sei cambiato affatto, Julian. Sei sempre il solito cavaliere romantico al momento sbagliato.”

“Non sto cercando di essere romantico,” rispose lui con un sorriso tirato. “Sto solo cercando di non farti prendere un malanno prima che io possa avere tutte le risposte.”

Raggiunsero una berlina nera parcheggiata all’ombra di un vecchio edificio abbandonato.

Julian sbloccò le portiere con il telecomando e fece salire Elena sul sedile del passeggero.

Salì rapidamente dal lato del guidatore e accese il motore V8, che ruggì nella quiete della notte.

Le ruote slittarono leggermente sull’asfalto bagnato prima che l’auto schizzasse in avanti lungo il viale alberato.

Dagli specchietti retrovisori, Julian vide due SUV neri uscire a gran velocità dal parcheggio del club.

“Ci stanno seguendo,” disse Julian, stringendo le mani sul volante di pelle.

“Non mi sorprende,” rispose Elena, asciugandosi le gocce di pioggia dal viso con un fazzoletto di seta. “Marcus non lascia mai un lavoro incompiuto.”

“Allora dobbiamo assicurarci che questa notte sia un’eccezione alla sua regola.”

Julian accelerò, inoltrandosi nel labirinto di strade secondarie del centro storico.

Svoltò bruscamente a sinistra, poi a destra, cercando di far perdere le proprie tracce tra le ombre dei palazzi antichi.

I tergicristalli si muovevano ritmicamente, pulendo il parabrezza dalla pioggia sempre più fitta.

Dentro l’abitacolo si creò un silenzio carico di tensione non detta.

“Perché non mi hai cercato prima, Elena?” chiese Julian senza staccare gli occhi dalla strada.

Elena guardò fuori dal finestrino le luci sfuocate della città che scorrevano veloci.

“Perché cercarti avrebbe significato metterti in pericolo di morte,” rispose lei a bassa voce.

“Avevo scoperto che all’interno della nostra agenzia c’era una talpa ai livelli più alti.”

“Se ti avessi contattato, ti avrebbero eliminato insieme a me.”

Julian contrasse la mascella, assimilando quelle parole.