“Come ti permetti di mettere in mezzo la mia proprietà, ragazzina insolente?” ringhiò Mercedes, stringendo ancora i due mazzi di chiavi tra le mani.
Daniela non si scompose minimamente, mantenendo la sua postura eretta e fiera.
“È molto semplice, Mercedes,” rispose Daniela con un tono di voce freddo e misurato.
“Se lei è così sicura che Renata si comporterà bene e che non ci saranno problemi, non ha nulla da temere.”
“È solo una garanzia, una formalità legale per proteggere l’eredità di mia nonna Ofelia.”
“Dopotutto, siamo famiglia, non è forse questo che mi ha appena detto?” ribatté Daniela, usando le stesse parole della suocera contro di lei.
Esteban deglutì a fatica, spostando lo sguardo dalla moglie a sua madre.
“Mamma, forse dovresti posare quelle chiavi,” tentò di dire Esteban, con una voce che tradiva tutta la sua insicurezza.
“Tu taci, Esteban!” urlò Mercedes, puntandogli un dito accusatore contro.
“Non vedi che tua moglie sta cercando di umiliarci e di lasciare tua sorella in mezzo alla strada?”
Dal telefono ancora acceso sul tavolo, la voce di Renata tornò a farsi sentire, questa volta più isterica di prima.
“Mamma! Mamma, ci sei? La padrona di casa è qui con un avvocato e la polizia sta per arrivare!” strillò Renata, in preda al panico totale.
Daniela si chinò in avanti e premette il pulsante per disattivare il muto.
“Renata, sono Daniela,” disse, avvicinandosi al microfono.
“Passami la tua padrona di casa, per favore. Voglio capire esattamente cosa sta succedendo.”
“Non ti passo nessuno! Voglio solo andarmene da qui! Mamma, vieni a prendermi!” pianse Renata dall’altra parte della linea.
Ma prima che Mercedes potesse rispondere, una voce femminile, severa e autoritaria, risuonò dall’altoparlante.
“Pronto? Chi parla? Sono la proprietaria dell’appartamento,” disse la donna misteriosa.
“Sono la cognata di Renata,” rispose Daniela, mantenendo il suo tono professionale.
“Signora, voglio sapere esattamente quali sono i danni che mia cognata ha causato alla sua proprietà.”
Mercedes cercò di afferrare il telefono, ma Daniela fu più veloce e lo spostò fuori dalla sua portata.
“Ascolti bene, signorina,” iniziò la padrona di casa, con un respiro profondo e carico di rabbia.
“Sua cognata e i suoi cosiddetti amici hanno distrutto il mio appartamento.”
“Hanno sfondato una porta a vetri, bruciato una parte del pavimento in parquet del salotto e ci sono buchi nei muri.”
“Come se non bastasse, ha accumulato tre mesi di affitto non pagato.”
“Se non ricevo un bonifico per i danni e gli arretrati entro le prossime due ore, procederò con una denuncia formale per vandalismo e truffa.”
Il volto di Mercedes passò dal pallore a un rosso scarlatto.
“Bugiarda! Mia figlia non farebbe mai una cosa del genere!” urlò la suocera verso il telefono.
“Sono solo due cosette rotte per sbaglio durante una piccola riunione tra amici!”
La padrona di casa rise, una risata amara e priva di umorismo.
“Due cosette? Ho le foto, signora, e ho i preventivi dei muratori.”
“Stiamo parlando di danni per migliaia di pesos.”
“La polizia è già stata informata dei fatti,” concluse la proprietaria prima di ripassare il telefono a Renata.
“Mamma, fai qualcosa! Non posso finire in prigione!” singhiozzò la ragazza.
Daniela premette il pulsante rosso per terminare la chiamata, riportando il silenzio nella stanza.
Si voltò lentamente verso Mercedes, che ora tremava, non si sa se per la rabbia o per la paura.
“Allora, Mercedes,” iniziò Daniela, indicando di nuovo lo schermo del computer.
“Ecco perché il contratto richiede una garanzia solida.”
“Se Renata si trasferisce nella casa di mia nonna, con i suoi mobili antichi, la sua macchina da cucire e i suoi ricordi inestimabili, io devo essere protetta.”
“Mia nonna ha lavorato tutta la vita per costruire quella casa a Santa Tere.”
“Non permetterò che venga ridotta in macerie da una persona irresponsabile che non sa rispettare le cose altrui.”
“Quindi, se vuole davvero aiutare sua figlia, firmi questo contratto.”
“Metta la sua casa di Tonalá come garanzia per coprire qualsiasi futuro disastro causato da Renata.”
“E se le cose andranno male, sarò io a chiamare gli avvocati per sequestrare la sua proprietà.”
Mercedes strinse i pugni, le nocche diventate bianche per lo sforzo.
Guardò le chiavi della casa di doña Ofelia e poi quelle dell’auto di Daniela, che teneva ancora nella mano sinistra.
Il suo sguardo si spostò su Esteban, cercando disperatamente un alleato.
“Figlio mio, non permetterai che questa strega mi porti via la casa, vero?” supplicò Mercedes, cambiando improvvisamente tattica.
“Devi firmare tu come garante per tua sorella.”
“Tu sei suo fratello maggiore, è tuo dovere proteggerla e prenderti cura di lei.”
Esteban sembrò improvvisamente risvegliarsi dal suo torpore.
Guardò sua madre, poi guardò Daniela, la donna che amava e che aveva sopportato fin troppo i capricci della sua famiglia.
Si ricordò del funerale di doña Ofelia, di come Daniela avesse pianto in silenzio, stringendo un vecchio foulard della nonna.
Si ricordò di come Mercedes, quello stesso giorno, avesse commentato che la casa a Santa Tere era situata in una zona “troppo popolare” per i suoi gusti.
“No, mamma,” disse finalmente Esteban, con una voce ferma che sorprese tutti, persino se stesso.
Mercedes lo guardò come se le avesse appena dato uno schiaffo in pieno viso.
“Come hai detto, scusa?” chiese la donna, incredula.
“Ho detto di no,” ripeté Esteban, raddrizzando le spalle e facendo un passo verso Daniela.
“Non firmerò nulla e non metterò a rischio il nostro futuro per coprire i disastri di Renata.”
“Ha quasi trent’anni, mamma, è ora che impari a prendersi le sue responsabilità.”
“E tu non puoi continuare a proteggerla a spese degli altri, soprattutto a spese di mia moglie.”
Gli occhi di Mercedes si riempirono di lacrime di pura rabbia.
“Sei un figlio ingrato!” sputò fuori, con disprezzo.
“Ti ho cresciuto, ti ho dato tutto, e ora mi volti le spalle per questa donna che non ha cuore?”
Daniela non si lasciò scalfire dalle parole velenose della suocera.

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