“No, mamma,” risposi finalmente alla sua domanda, stringendole la mano ruvida e segnata da innumerevoli anni di duro lavoro fisico e di sacrifici continui.
“Non pensano solo che io possa essere comprato, pensano che io sia così disperato da voler appartenere al loro mondo marcio a qualsiasi costo.”
“Ma si sbagliano di grosso, e non hanno la minima idea di chi abbiano appena sfidato.”
Uscii nel corridoio asettico e illuminato dai neon dell’ospedale, estrassi il telefono e richiamai immediatamente Maya, ignorando le decine di messaggi in arrivo sul mio dispositivo.
La mia voce era incredibilmente fredda, priva di qualsiasi emozione umana, calcolatrice ed esatta come quella del ragazzino che aveva dovuto imparare in fretta a sopravvivere nei bassifondi della città.
“Maya, non mi basta congelare il trust di Greta, voglio che tu scavi in profondità in ogni singolo conto, ogni filiale e ogni prestito fantasma della Wallace Holdings.”
“Voglio sapere esattamente a quali banche devono dei soldi, quanto ammontano i loro debiti e, soprattutto, voglio le prove legali che hanno usato il mio nome aziendale senza alcuna autorizzazione scritta.”
Dall’altra parte del telefono, sentii il rumore frenetico dei tasti di un computer mentre il mio capo consulente legale si metteva subito all’opera nel cuore della notte.
“Tristan, se tiriamo questo filo conduttore, l’intero impero centenario dei Wallace potrebbe letteralmente crollare su se stesso entro le prossime quarantotto ore,” mi avvertì Maya, il suo tono velato da una nota di reale preoccupazione professionale.
“I nostri analisti indicano che sono pericolosamente sovraesposti con diverse banche europee, e se noi dichiariamo pubblicamente che non c’è nessuna imminente fusione, i creditori chiederanno quasi certamente i rientri immediati del capitale.”
“È esattamente quello che voglio che accada,” dissi, fissando il mio riflesso nel vetro scuro e freddo della finestra del reparto ospedaliero.
“Prepara un comunicato stampa ufficiale per domattina, redatto con i termini legali più rigidi e incontrovertibili che conosci.”
“Voglio che sia cristallino a tutto il mondo finanziario mondiale che la mia azienda non ha alcun legame, presente o futuro, con la famiglia Wallace o con le loro società controllate.”
“E Maya? Assicurati che l’annuncio venga rilasciato alle agenzie di stampa esattamente alle nove in punto del mattino, proprio in concomitanza con l’apertura dei mercati azionari.”
Riattaccai il telefono prima che potesse aggiungere altro e tornai lentamente nella piccola stanza di mia madre.
Lei mi guardò in silenzio con quegli occhi saggi e profondi che avevano visto fin troppe tempeste nella vita per spaventarsi di fronte a un po’ di pioggia mondana.
“Andiamo a casa nostra, Tristan,” disse semplicemente, alzandosi con grande fatica dalla sedia di plastica, rifiutando ostinatamente la sedia a rotelle offerta dall’infermiera.
La accompagnai con estrema cura al mio appartamento di massima sicurezza in centro, assicurandomi personalmente che avesse tutto ciò di cui aveva bisogno per riposare in pace.
Quella notte interminabile non chiusi occhio nemmeno per un singolo secondo.
Rimasi seduto immobile nel mio ampio studio privato, illuminato esclusivamente dalla luce bluastra e intermittente dei monitor, osservando i flussi di dati criptati che il mio team forense aziendale continuava a inviarmi senza sosta.
La maestosa Wallace Holdings era in realtà un fragile castello di carte, un guscio societario vuoto tenuto in piedi solo dal prestigio storico del loro antico nome e dalla promessa fittizia del mio imminente apporto di capitale fresco.
Roland Wallace non stava affatto cercando un genero brillante per sua figlia; stava disperatamente cercando un gigantesco salvagente finanziario per non affogare ignominiosamente nei suoi stessi, colossali debiti accumulati in anni di cattiva gestione.
E Greta, la mia bellissima, sofisticata e indicibilmente crudele Greta, era semplicemente l’esca perfetta, addestrata fin da piccola ad adescare l’uomo giusto per salvare le sorti della famiglia.
Alle sette del mattino, il mio telefono personale iniziò a squillare con un’insistenza quasi isterica.
Sullo schermo lampeggiava il nome di Greta.
Lasciai che il telefono squillasse a vuoto fino a quando la chiamata non fu deviata alla segreteria telefonica.
Poi, pochi minuti dopo, chiamò Roland.
Ignorai anche lui, abbassando completamente il volume della suoneria e fissando l’orologio digitale sulla mia scrivania.
Alle otto e mezza precise, Maya arrivò nel mio ufficio principale con i documenti finali stampati su carta intestata e pronti per essere eseguiti.
“Il trust fiduciario da dieci milioni di dollari è stato ufficialmente e irrevocabilmente annullato secondo le tue istruzioni,” mi confermò, porgendomi una tazza di caffè nero fumante.
“Inoltre, abbiamo già provveduto a informare in via confidenziale i loro principali investitori istituzionali che le proiezioni finanziarie basate sulla nostra presunta integrazione economica sono totalmente fraudolente e prive di ogni fondamento logico o contrattuale.”
Alle nove in punto, il comunicato stampa definitivo fu lanciato simultaneamente sulle principali reti di notizie finanziarie internazionali e sui terminali di trading.
Il testo diffuso era freddo, oggettivo e assolutamente letale per chiunque lo avesse analizzato con occhio esperto.
Il documento smentiva categoricamente ogni partnership strategica, ogni possibile fusione e ogni legame economico tra la mia persona, le mie holding, e qualsiasi entità facente capo alla famiglia Wallace.
In meno di quindici drammatici minuti, il mercato azionario globale reagì con la ferocia tipica di uno squalo che sente l’odore del sangue nell’acqua.
Le azioni di tutte le società pubblicamente quotate e collegate ai Wallace iniziarono a precipitare vertiginosamente, perdendo percentuali a due cifre in pochi istanti di pura frenesia da vendita.
Il mio telefono aziendale non smetteva di vibrare, inondato da richieste di interviste da parte di giornalisti finanziari e chiamate di broker in preda al panico totale.
Alle dieci in punto, la sicurezza privata del mio edificio mi informò tramite l’interfono che Roland e Greta Wallace stavano pretendendo urlando di salire nel mio ufficio direzionale.
“Falli salire, ma accompagnateli con le guardie,” dissi alla sicurezza, accomodandomi sulla mia imponente poltrona di pelle nera e intrecciando le dita sulla scrivania.
Quando le porte in mogano dell’ascensore privato si aprirono, Greta sembrava l’ombra spettrale di se stessa, un fantasma avvolto in abiti di lusso.

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