Il rumore lacerante delle sirene squarciò l’aria fredda di quell’infausto pomeriggio autunnale, ma per Salvatore Vance il mondo intero era sprofondato in un silenzio tombale, rotto solo dal respiro superficiale e irregolare di suo figlio. Il sangue di Nicholas, scuro e denso, formava una macchia oscena sui perfetti marmi bianchi di Carrara del foyer. Vanessa era in ginocchio a pochi passi di distanza. Le sue mani, con le unghie laccate di un rosso che ora sembrava una grottesca imitazione del sangue del bambino, le coprivano il viso. I suoi singhiozzi rimbombavano sulle pareti affrescate, una performance teatrale perfetta per chiunque non avesse i demoni di Salvatore a sussurrargli la verità.
“È scivolato, Salvatore! Te lo giuro, ha perso l’equilibrio!” gridò lei, la voce rotta da un’angoscia studiata a tavolino. Salvatore non alzò lo sguardo. Le sue dita, abituate a…