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Capitolo 1: LO SCHIAFFO Lo schiaffo è risuonato prima che sentissi il mio nome. Crack. Il mio bicchiere di sangria colpì il bordo del tavolo e si frantumò sul pavimento di marmo bianco del Palacio de Aranda. Vino rosso schizzava su rose avorio, la tovaglia ricamata a mano e il pallido abito argento di una contessa arrivata da Siviglia meno di venti minuti prima. Duecento persone tacquerono.

  Camila Serrano aveva ancora la mano alzata. Il mio migliore amico da dieci anni. La donna che indossava l’abito che avevo scelto tre mesi prima per quella che doveva…

“Nessuna educazione,” sibilò Madison. La sua voce era un sussurro velenoso che tagliò il silenzio innaturale della sala da pranzo. Teneva il mento sollevato, gli occhi freddi e calcolatori fissi su di me, pregni di quel trionfo arrogante di chi è convinto di aver appena vinto una partita a scacchi.

  Il bruciore sulla mia guancia sinistra pulsava al ritmo accelerato del mio cuore. Sentivo l’odore dell’arrosto tartufato che si raffreddava sui piatti di porcellana fine, il profumo dolciastro dei…

“Pronto, papà?” La mia voce non tremava. Nonostante il bruciore acuto e pulsante sulla guancia, nonostante il brodo caldo di aragosta che mi macchiava irrimediabilmente il maglione di cashmere bianco, sentivo scendere su di me una fredda, glaciale lucidità. “Sarah? Tesoro, è la sera di Natale. È successo qualcosa? Sento Emma piangere.” La voce di mio padre, Richard Bennett, era profonda e tranquilla, ma catturò immediatamente l’anomalia in sottofondo.

  “Vieni a prendermi, papà. All’indirizzo di Linda. E chiama l’avvocato Miller. Digli di preparare i documenti per il divorzio e un’istanza per l’affidamento esclusivo.” Dall’altro capo del telefono ci…

“Invitata da chi?” sibilò Della, la voce tremante di una rabbia che faticava a contenere. “Questo è il gala di beneficenza della fondazione di mio marito. Non c’è posto per i tuoi giochetti in maschera.” “Tuo marito,” replicò Nora con una calma glaciale, sistemandosi il bavero dell’uniforme con movimenti precisi e misurati, “è nel consiglio di amministrazione dell’ospedale per veterani che mi ha salvato la vita. È stato lui a mandarmi l’invito. Con tanto di biglietto scritto a mano.”

  Il mormorio nella sala da ballo crebbe di volume. I volti dell’alta società di New York, illuminati dai riflessi dei lampadari di cristallo, erano tutti rivolti verso il loro…

Laurel abbassò lentamente la mano dalla guancia illividita. Non c’era tremore nelle sue dita, né ombra di lacrime nei suoi occhi scuri e insondabili. Il rossore sulla sua pelle pallida sembrava quasi un fregio di guerra, il marchio di una rottura irreparabile che aveva appena alterato la gravità stessa di quella stanza.

  Silas fece un mezzo passo avanti. L’uomo che aveva costruito un impero sul sangue e sulla paura, l’uomo che non aveva mai esitato a spezzare chiunque osasse contraddirlo, sembrava…

Il sapore del sangue era metallico, amaro, ma non quanto la consapevolezza che mi aveva investito in quel preciso istante. Ethan mi aveva guardata, il respiro affannoso, la mano ancora a mezz’aria, e nei suoi occhi non c’era scusa, solo una gelida irritazione. Sophia singhiozzava falsamente dietro di lui, stringendosi il vestito macchiato di vino. Non avevo detto una parola. Mi ero alzata, avevo posato il tovagliolo sul tavolo con una lentezza che aveva terrorizzato i presenti, e me ne ero andata.

Il sapore del sangue era metallico, amaro, ma non quanto la consapevolezza che mi aveva investito in quel preciso istante. Ethan mi aveva guardata, il respiro affannoso, la mano ancora…

Una risata, fredda e cristallina, scaturì dal profondo del mio petto, spezzando il silenzio teso di quel salotto perfetto e asfissiante. Non era il pianto isterico o il singhiozzo disperato di una donna con il cuore infranto che loro si aspettavano di sentire. Era una risata genuina, viscerale, che mi fece piegare leggermente in avanti mentre le lacrime, nate da una pura e incontrollabile ilarità, mi pungevano gli angoli degli occhi. Il suono rimbalzò contro le pareti color crema, tra i ritratti di famiglia incorniciati d’argento e il camino in marmo che aveva fatto da sfondo a innumerevoli Natali passati a competere per un briciolo di approvazione.

  Vanessa sbatté le palpebre. Il suo sorriso trionfante, quello che aveva provato davanti allo specchio per ore nell’attesa di questo esatto momento, vacillò per una frazione di secondo, sostituito…