“Togli le tue sporche mani da me,” sussurrò Victoria. Emma allentò la presa lentamente, ma non indietreggiò di un millimetro. Le sue dita, seppur avvolte nei guanti bianchi d’ordinanza della servitù, avevano lasciato un lieve rossore sulla pelle diafana della donna. Il silenzio nella sala da ballo del Gold Coast Estate era assoluto, un vuoto innaturale che aveva inghiottito il tintinnio del cristallo Baccarat e il mormorio delle conversazioni da milioni di dollari. Emma sentiva il proprio cuore martellare contro le costole, un tamburo frenetico che minacciava di assordarla, ma mantenne il mento sollevato. Non aveva idea di chi fosse l’anziana signora sulla sedia a rotelle, né le importava che Victoria Langford avesse il potere di far chiudere intere aziende con uno schiocco di dita. Aveva visto una mano alzarsi per colpire chi non poteva difendersi. L’istinto aveva fatto il resto.
“Non in questa sala, signora,” rispose Emma, la voce ferma nonostante il tremito che le scuoteva le ginocchia. “E non a una persona indifesa.” Gli occhi di Victoria si…