Ma Renata non aveva mai firmato quella vendita. La firma era stata abilmente falsificata, e dietro quel trasferimento milionario c’era un’unica mente cinica e calcolatrice: la sua. Mauricio aveva sfruttato la sua procura notarile per svuotare i beni della moglie, convinto che lei, impegnata nei turni estenuanti della compagnia aerea e nella cura della famiglia, non avrebbe mai controllato i registri catastali. Valeria, accortasi del pallore mortale sul volto dell’amante, allungò una mano tremante per afferrare il foglio. «Che cos’è questa follia, Mauricio?» «Perché c’è il nome di tua moglie su un contratto di vendita da milioni di pesos?» Mauricio balbettò parole sconnesse, incapace di trovare una sola giustificazione plausibile a quella voragine finanziaria. «È… è solo un equivoco burocratico, un investimento aziendale che… che si è complicato.» «Un investimento?» la voce di Valeria si alzò di tono, attirando gli sguardi incuriositi dei passeggeri vicini. «Hai usato i soldi e la casa della tua adorata mogliettina per comprare le nostre fughe d’amore e il tuo nuovo studio?» Renata, che era rimasta in piedi accanto al carrello delle bevande con la compostezza di una regina d’altri tempi, intervenne con un tono di voce gelido e tagliente come una lama. «Non preoccupatevi, signorina Valeria.» «Il signor Alcántara non dovrà preoccuparsi di investimenti per molto tempo.» «La polizia federale e la sezione crimini finanziari sono già state informate da tempo.» «Quando l’aereo toccherà il suolo all’aeroporto di Madrid-Barajas, ci saranno agenti in borghese ad attenderlo direttamente sulla pista.»
Il sangue si gelò nelle vene di Mauricio, che tentò di alzarsi dal sedile con un sussulto disperato. «Renata, ti prego, fermati, parliamo come due adulti, non puoi rovinarmi la vita così!» «In nome di tutti questi anni insieme, per favore, ragioniamo!» Renata lo guardò dritto negli occhi, senza un briciolo di odio, ma con una freddezza ancora più spaventosa: la totale assenza di interesse. «Gli anni insieme sono finiti nel momento esatto in cui hai deciso che la mia fiducia e i sacrifici di mio padre fossero il prezzo da pagare per il tuo egoismo.» «Buon volo verso la tua nuova vita, Mauricio.» Si voltò con eleganza impeccabile, spinse il carrello lungo il corridoio della prima classe e sparì dietro la tenda della galley, lasciando i due amanti sprofondati in un incubo senza via d’uscita.
Per undici lunghissime ore, il volo 708 si trasformò in una cella di isolamento ad alta quota per Mauricio Alcántara. Valeria non gli rivolse più la parola per il resto del viaggio; rimase immobile con lo sguardo fisso fuori dal finestrino, comprendendo troppo tardi di essersi legata a un uomo non solo infedele, ma completamente rovinato e privo di scrupoli. Ogni turbolenza dell’aereo sembrava anticipare il tonfo rovinoso che li attendeva a terra. Le ore trascorrevano lente mentre Mauricio rivedeva scorrere la sua intera esistenza come un film in bianco e nero. Aveva creduto di essere il burattinaio perfetto, capace di manipolare affetti, denaro e carriere senza mai pagare il conto. Non aveva compreso che Renata, dietro la sua apparente dolcezza e dedizione familiare, aveva studiato legge prima di dedicarsi alla grande passione del volo, e aveva scoperto ogni singola traccia digitale e cartacea dei suoi raggiri finanziari già tre mesi prima. Non si era precipitata a fare una scenata di gelosia perché sapeva che la vendetta migliore si serve fredda, precisa e inesorabile.
Quando le ruote del Boeing toccarono l’asfalto della pista di Barajas con un fremito secco, il comandante annunciò l’atterraggio. Gli altoparlanti diffusero la voce calma e professionale di Renata che salutava i passeggeri per la fine del viaggio. Appena le porte dell’aereo si aprirono per consentire l’inizio dello sbarco, due agenti della polizia aeroportuale spagnola, in accordo con le autorità messicane, salirono a bordo con passo deciso. Si diressero direttamente verso la fila 3 di prima classe, dove Mauricio era rimasto immobile con la fronte bagnata di sudore freddo. «Il signor Mauricio Alcántara?» chiese l’ispettore capo in spagnolo con accento castigliano. Mauricio cercò di parlare, ma la voce gli morì in gola in un rantolo soffocato. Gli agenti gli mostrarono il mandato d’arresto internazionale per frode aggravata, falsificazione di documenti pubblici e appropriazione indebita di beni patrimoniali. Gli strinsero le manette ai polsi di fronte agli sguardi attoniti di Valeria e dei passeggeri vicini. Mentre veniva scortato fuori dall’aereo, Mauricio alzò disperatamente gli occhi verso il fondo della cabina. Renata era lì, appoggiata allo stipite della porta della cabina di pilotaggio, con la sua divisa impeccabile e la spilla dorata che brillava alla luce dei neon. Non c’erano sorrisi di trionfo sul suo volto, soltanto la serenità di chi si era finalmente liberato di un peso inutile. Gli fece un leggero cenno con la mano, un saluto formale e definitivo, prima che le porte si chiudessero per sempre dietro di lui.
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