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Il silenzio dall’altra parte del telefono fu così lungo e denso che si poteva quasi sentire il rumore dei suoi ingranaggi mentali che cercavano disperatamente di elaborare quella frase. “Che cosa hai detto?” balbettò Martin, perdendo improvvisamente tutto il suo tono di comando e lasciando spazio a un fastidioso tremolio nella voce.
“Hai sentito benissimo, Martin,” risposi con una calma glaciale che sapevo lo avrebbe fatto impazzire. “Non c’è nessun supervisore da chiamare perché quel supervisore sono io.” “Tu sei solo un…