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Il nome di Erica brillava sullo schermo del mio telefono con un’insistenza quasi aggressiva. Rimasi a fissare quell’apparecchio luminoso per un lungo istante, respirando profondamente l’aria fresca del mattino. Non provavo più rabbia, ma solo una straordinaria, liberatoria sensazione di distacco definitivo.
Accettai la chiamata senza esitare, portando l’apparecchio all’orecchio con estrema calma. “Dimmi pure, Erica,” esordii con un tono di voce piatto, freddo e del tutto privo della solita indulgenza. “Sei…