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Non era la sua casa. L’avevo comprata io. Mio figlio, Thomas, fece un passo avanti. I suoi occhi guizzavano dal sangue che mi rigava il viso al volto pallido, ma ancora fiero e crudele, di sua moglie. Per una frazione di secondo, ho sperato che l’istinto prendesse il sopravvento, che corresse verso di me mostrando almeno un briciolo dell’affetto che pensavo di avergli instillato in quarant’anni. Invece, sospirò. Un sospiro stanco, infastidito, come se fossi un bambino che aveva appena rovesciato del latte.
“Mamma, perché devi sempre provocare Vanessa?” disse Thomas, passandosi una mano tra i capelli ben pettinati. Non mi chiese se stavo bene. Non chiamò un’ambulanza. Guardò il sangue che…