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Il freddo secco delle Alpi non assomigliava in nulla all’umidità soffocante della costa texana. A Ginevra l’aria pungeva come una lama di vetro affilata, pulita e incorrotta, spazzando via ogni residuo di polvere e costringendo i polmoni a una disciplina rigorosa. Per Paige, quell’aria era diventata la misura stessa della sua libertà: un respiro che non doveva chiedere il permesso a nessuno, che non doveva scusarsi per la propria esistenza.
L’uscita dal CERN dopo il banchetto d’onore fu un passaggio lento, cadenzato dal rumore sobrio dei passi sul selciato umido di pioggia fine. La professoressa Vivian Hart camminava al…