“Per trent’anni mi avete fatto credere di essere morto per il mondo,” sussurrò il giovane, con un filo di amarezza nella voce.

“E adesso dovrei semplicemente accettare tutto questo come se niente fosse?”

“Nessuno ti chiede di dimenticare,” replicò Julian alzandosi in piedi e camminando lentamente verso di lui.

“Ma la verità è che nostro padre ha cercato di proteggerti a modo suo, rinchiudendoti lì dentro per salvarti dai nemici che ci circondavano fin dalla nostra infanzia.”

Elliot scosse la testa con un sorriso amaro. “Proteggermi? O forse temeva che potessi reclamare la mia parte di eredità?”

“Entrambe le cose,” ammise Julian senza ipocrisia. “Nel nostro mondo, la pietà è un lusso che non ci possiamo permettere. Ma con te faremo eccezione.”

Prima che Elliot potesse replicare, il telefono satellitare di Julian sulla scrivania iniziò a squillare con un segnale cifrato di massima priorità.

Era una chiamata in arrivo direttamente dal carcere di massima sicurezza dove Victoria e Michael erano stati temporaneamente rinchiusi in attesa di giudizio definitivo.

Julian affirò il ricevitore con calma olimpica e premette il tasto di risposta, mantenendo lo sguardo fisso sui due uomini presenti nella stanza.

“Parla,” ordinò il boss con tono glaciale.

Dall’altro capo della linea si udì una voce concitata e ansimante, quella del secondino capo della sezione speciale.

“Signor Ricci, abbiamo un problema serio,” esclamò la guardiola con evidente panico nella voce.

“Victoria Langford ha appena tentato il suicidio nella sua cella utilizzando un pezzo di vetro nascosto nella fodera del cappotto.”

Julian aggrottò la fronte, mentre un brivido freddo gli percorreva la schiena.

“È morta?” domandò secco, senza tradire alcuna emozione nella voce.

“No, i medici sono intervenuti in tempo per fermare l’emorragia al polso,” rispose la guardia.

“Ma prima di perdere i sensi, ha ripetuto continuamente una frase che riguarda direttamente lei e il carico in arrivo al porto.”

Julian strinse forte il ricevitore tra le dita, percependo chiaramente che la tempesta non era affatto finita.

“Che cosa ha detto esattamente?”

“Ha detto: ‘Moretti non aspetterà la mezzanotte di domani; la nave è già nel porto e il carico esploderà prima che possiate fermarla’.”

Il silenzio piombò nuovamente nello studio, pesante e soffocante come l’aria prima di un temporale estivo.

Julian riagganciò lentamente il telefono, posandolo sulla scrivania con una delicatezza quasi spettrale.

Guardò Daniel e poi Elliot, che avevano perfettamente compreso la gravità della situazione dalle poche parole pronunciate dal boss.

“Preparate le armi,” ordinò Julian con un sorriso freddo, mentre la sua espressione si trasformava in quella del predatore pronto a difendere il proprio territorio.

“Andiamo a fare visita a Don Salvatore Moretti.”

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