«Parla» ordinò Eleonora con voce ferma, mettendo il vivavoce mentre apriva l’acqua fredda per lavarsi le mani.

«Signora Montemayor» esordì la voce metallica e sintetizzata del suo capo dell’intelligence privata, un uomo noto nei database della sicurezza col nome in codice di Spectre. «Abbiamo tracciato il conto offshore che ha finanziato i due sicari di oggi. Appartiene alla Vanderbilt & Sterling, una holding d’investimento svizzera gestita da Heinrich von Berg. Stanno rastrellando silenziosamente le azioni della Rossi Tech sul mercato secondario, cercando di effettuare un’acquisizione ostile prima che la nostra due diligence diventi esecutiva.»

Eleonora sorrise impercettibilmente, chiudendo il rubinetto con un movimento secco. Von Berg. Un vecchio squalo della finanza di Zurigo che non aveva mai digerito l’espulsione del suo fondo dal cartello europeo dell’energia avvenuta tre anni prima, proprio per mano di Eleonora.

«Von Berg pensa di fare il passo più lungo della gamba» disse la donna con un tono di voce gelido e tagliente. «Vuole comprare i debiti della Rossi Tech a prezzo di saldo per poi smembrarla e rivenderne i brevetti ai cinesi. Un piano classico, prevedibile e grossolano.»

«Esattamente, signora. E le mosse per l’operazione ostile sono previste esattamente per domani alle nove e mezza, trenta minuti prima della conferenza stampa di Lorenzo De Luca.»

Eleonora si asciugò le mani con un asciugamano di lino bianco, fissando il vuoto con la mente già proiettata al contrattacco. «Perfetto. Von Berg cadrà nella sua stessa trappola. Preparate il pacchetto di blocco azionario di emergenza utilizzando le riserve liquide del fondo Aegis. E fate in modo che la Consob riceva il dossier sulle transazioni anomale della Vanderbilt & Sterling entro le otto del mattino. Voglio che la polizia finanziaria svizzera e quella francese si siedano sulla porta del suo ufficio prima ancora che lui abbia il tempo di bere il suo caffè corretto.»

«Ricevuto, signora. E per quanto riguarda i due aggressori di oggi?»

Eleonora fece una pausa, i suoi occhi si fecero di ghiaccio. «Consegnateli alla giustizia ordinaria, ma fate in modo che trapeli la notizia di chi li ha pagati. Voglio che Von Berg veda il suo castello di carte crollare sotto il peso delle prove inconfutabili.»

Atto Ottavo: L’Alba della Riscossa
Il sole del mattino successivo si levò lentamente su una Parigi limpida e sferzata da un vento frizzante. Alle ore otto in punto, Eleonora di Montemayor era già seduta alla scrivania del suo studio privato, perfettamente vestita con un tailleur pantalone color avorio, una camicia di seta nera e un paio di occhiali da sole scuri che celavano parzialmente il livido sul viso, conferendole un’aura ancora più misteriosa e intimidatoria.

I monitor curvi di fronte a lei visualizzavano in tempo reale l’andamento delle borse europee, i flussi di cassa interbancari e i rapporti preliminari degli ispettori finanziari.

Il suo assistente personale, un giovane brillante di nome Thomas, entrò nella stanza con un iPad in mano, visibilmente scosso ma eccitato.

«Signora Montemayor… le notizie dai mercati di Zurigo e Francoforte sono arrivate. La polizia finanziaria ha fatto irruzione negli uffici della Vanderbilt & Sterling all’alba. Hanno sequestrato tutti i server e bloccato i conti di Heinrich von Berg per sospetto riciclaggio e manipolazione di mercato.»

Eleonora non distolse lo sguardo dai grafici verdi e rossi che scorrevano sullo schermo. «Era inevitabile quando si gioca senza coperte di sicurezza. E la Rossi Tech?»

«Le azioni della Rossi Tech sono crollate del dodici percento in apertura, ma grazie all’annuncio del nostro intervento di salvataggio programmato per le dieci, il mercato si sta stabilizzando. Lorenzo De Luca è già nella sala stampa dell’Hotel Plaza Athénée. Sta aspettando il suo via libera per salire sul palco.»

Eleonora si tolse gli occhiali da sole, rivelando lo sguardo di chi ha appena vinto una guerra senza neppure sguainare una spada. «Digli che può iniziare tra dieci minuti. E fagli sapere che ogni singola parola del discorso che leggerà è stata scritta da noi. Se sgarra di una virgola, la Aegis Capital ritirerà non solo i fondi, ma provvederà a chiedere il sequestro conservativo dei suoi beni personali.»

«Subito, signora.»

Atto Nono: Il Trionfo Pubblico
Alle ore dieci spaccate, i riflettori della grande sala conferenze dell’Hotel Plaza Athénée illuminarono la figura di Lorenzo De Luca. Il CEO della Rossi Tech appariva visibilmente invecchiato di dieci anni rispetto alla sera precedente. La sua consueta aria di superiorità e spavalderia era svanita, sostituita dall’espressione rigida e controllata di un uomo che ha compreso il prezzo esatto dell’arroganza.

Davanti a una selva di microfoni, telecamere e giornalisti economici provenienti da tutto il mondo, De Luca prese un respiro profondo e iniziò a leggere il comunicato ufficiale.

«Signore e signori, buongiorno» esordì la sua voce, leggermente roca ma ferma. «Oggi sono qui per annunciare una ristrutturazione radicale e necessaria all’interno della Rossi Tech Innovations. Negli ultimi anni, errori di gestione strategica e investimenti avventati hanno portato la nostra azienda sull’orlo di una crisi finanziaria senza precedenti…»

Nella sala scoppiò immediatamente un brusio assordante di flash e domande urlate dai giornalisti. De Luca alzò una mano per placare il caos, seguendo rigorosamente il copione dettato da Eleonora.

«Tuttavia» continuò il CEO, deglutendo a fatica, «grazie all’intervento provvidenziale e alla visione straordinaria del fondo Aegis Capital e della sua presidente, la signora Eleonora di Montemayor — che ringrazio personalmente per aver dimostrato una lucidità e una fermezza eccezionali —, la nostra azienda non solo eviterà la bancarotta, ma sarà interamente risanata attraverso un nuovo comitato di gestione indipendente…»

Dalla prima fila della platea, Eleonora osservava la scena in silenzio, con le braccia incrociate e un lieve, impercettibile sorriso sulle labbra. Non aveva bisogno di salire sul palco per prendersi la scena; la sua presenza aleggiava su ogni singola parola pronunciata da De Luca, come un’ombra sovrana che reggeva le sorti di un intero settore industriale.

Nelle retrovie della sala, seduto tra i giornalisti locali, Federico Rossi — l’arrogante giovane della sera prima — assisteva alla fine della sua carriera con gli occhi sgranati e il volto bagnato di sudore freddo. Aveva ricevuto la notifica ufficiale di licenziamento e radiazione temporanea dieci minuti prima. La sua ambizione cieca si era infranta contro gli scogli della realtà finanziaria.