Sapevo, in quel preciso momento di epifania assoluta, di aver spezzato coraggiosamente e per sempre la secolare e tossica catena degli abusi familiari che mi perseguitava fin dall’infanzia.
Avevo perso ventimila sudati dollari a causa del furto meschino di mia sorella, era purtroppo vero e innegabile.
Ma grazie a quel furto, che aveva agito da doloroso catalizzatore, avevo finalmente comprato a caro prezzo la mia totale libertà mentale.
Avevo riconquistato la mia dignità calpestata, il rispetto profondo per me stessa e avevo assicurato un futuro sano, luminoso e amorevole alla mia vera e unica famiglia.
Ed era stato, senza alcuna ombra di dubbio o di ripensamento, il migliore, più saggio e più redditizio investimento di tutta la mia intera esistenza.
Non avrei mai, e poi mai, permesso a nessun altro individuo su questa terra di farmi sentire una “perdente disgustosa”, perché ora ero l’unica e indiscussa sovrana a dettare le regole, la pace e i confini del mio meraviglioso destino.

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