Clara sentì un brivido gelido percorrerle inesorabilmente la spina dorsale dalla nuca fino ai piedi.
“Adrián, per l’amor del cielo, cosa sta succedendo realmente all’interno di questa famiglia?”
Lui si passò una mano tra i capelli scuri, un gesto di frustrazione che lo rese improvvisamente molto umano e vulnerabile.
“Il nonno mi aveva confidato che sospettava fortemente che Victoria e i miei avidi zii stessero complottando nell’ombra per sottrarmi il controllo totale dell’azienda di famiglia.”
“L’unico modo legale per estromettermi definitivamente e in modo inattaccabile era dimostrare al consiglio che non avrei mai potuto avere un erede legittimo per la dinastia.”
“Mi costrinsero a farmi curare esclusivamente da medici scelti personalmente e meticolosamente da loro.”
“Mi diedero regolarmente farmaci che, secondo le loro rassicurazioni, avrebbero dovuto guarirmi, ma che in realtà forse…”
“Ti stavano letteralmente avvelenando a piccole e costanti dosi,” concluse Clara, unendo improvvisamente i macabri pezzi del puzzle.
“E quella notte specifica a Guadarrama, qualcuno ha palesemente esagerato con la dose, facendoti collassare a un passo dalla morte.”
“Ma chi diavolo ha messo la fiala e il biglietto nella mia uniforme mentre io ero incosciente?” si chiese lei ad alta voce, cercando una logica in quella follia.
“C’era un medico anziano presente quella notte, il dottor Salinas,” ricordò improvvisamente Adrián, gli occhi che brillavano di una nuova e spaventosa consapevolezza.
“Era un vecchio e leale amico di mio nonno, forse l’unico medico di cui il vecchio si fidasse veramente e ciecamente in quel covo di vipere.”
“Deve aver capito immediatamente cosa ti stava succedendo e ha usato me, un’estranea priva di legami, per nascondere le prove del tentato omicidio,” dedusse Clara in un lampo di genio.
“Ha drogato la mia acqua di proposito per farmi addormentare profondamente e nascondere tutto in modo sicuro nei miei vestiti.”
“Sapeva perfettamente che se l’avessero trovata addosso a te durante i soccorsi, l’avrebbero distrutta senza pensarci due volte.”
Adrián la guardò fissamente, e per la prima volta assoluta da quando si erano sposati in quel freddo ufficio, Clara vide una sincera ammirazione nei suoi occhi.
“Mi hai letteralmente salvato la vita quella notte, Clara,” disse lui dolcemente, colmato da una gratitudine immensa.
“E ora, con questa tua scoperta, potresti aver salvato anche il nostro futuro e quello del bambino.”
“C’è solo un enorme e imminente problema da risolvere,” disse lei, riportando bruscamente l’attenzione sulla dura realtà.
“La famosa prova di paternità che hai promesso di fare domani mattina.”
“Se usiamo la clinica scelta e pagata da tua nonna, i risultati saranno matematicamente e inesorabilmente falsificati.”
“Diranno con finta compassione che il bambino non è tuo e avranno finalmente la scusa perfetta per distruggere il nostro accordo contrattuale e infangare per sempre la mia reputazione.”
“Non andremo assolutamente alla loro clinica,” dichiarò Adrián con una voce d’acciaio che non ammetteva repliche.
“E non faremo solamente una banale prova di paternità per accontentarli.”
“Voglio una seconda prova, eseguita in totale segreto dal mio medico personale e di massima fiducia a Londra, e voglio far analizzare immediatamente il sangue contenuto in questa fiala.”
Clara annuì energicamente, sentendosi per la prima volta profondamente sollevata e protetta dal suo inaspettato sostegno.
“Dobbiamo agire in assoluto segreto e con estrema rapidità, prima che Victoria si accorga che stiamo tramando qualcosa alle sue spalle.”
“Ho un’amica fidatissima, una professionista impeccabile, che lavora in un laboratorio tossicologico indipendente qui a Madrid,” propose Clara con urgenza.
“Possiamo chiamarla e farle analizzare il contenuto della fiala in via non ufficiale stanotte stessa.”
Adrián prese immediatamente il suo smartphone dalla tasca e compose una serie di numeri veloci.
“Prepara il tuo cappotto più pesante,” le disse perentorio, mentre aspettava con ansia che l’autista privato rispondesse alla chiamata notturna.
“Usciamo dalla porta di servizio della servitù, quella che non è coperta dalle telecamere di sicurezza principali.”
La notte madrilena era insolitamente fredda e pungente quando si intrufolarono furtivamente fuori dalla sfarzosa villa prigione di La Moraleja.
Il silenzio all’interno dell’auto buia era carico di una tensione palpabile, ma non c’era più la distanza gelida e ostile dei mesi precedenti.
C’era, invece, un’alleanza inaspettata e tacita, nata dalla necessità di sopravvivere ai complotti di una famiglia spietata.
Arrivarono dopo un viaggio silenzioso al piccolo laboratorio, situato in modo discreto nel seminterrato di una moderna clinica privata nel centro della città.
L’amica di Clara, Marta, li stava pazientemente aspettando con il camice già indossato, avvisata nel cuore della notte da un messaggio di testo volutamente criptico.
Marta prese la delicata fiala indossando spessi guanti in lattice protettivi, ascoltando la rocambolesca storia di Clara in rigoroso e professionale silenzio.
“Ci vorranno alcune ore di attesa estenuante per completare l’analisi tossicologica completa con la spettrometria di massa,” disse Marta, avviando le complesse e rumorose macchine del laboratorio.
“Possiamo aspettare qui tutto il tempo necessario,” rispose Adrián, sedendosi su una sedia di plastica rigida senza curarsi dell’eleganza del suo abito costoso.
Clara si sedette accanto a lui, sentendo la stanchezza della gravidanza farsi improvvisamente sentire sulle sue spalle.
In quelle lunghe ore di trepidante attesa, sotto il ronzio del neon asettico del laboratorio chimico, i due iniziarono a parlare veramente per la prima volta da quando si erano conosciuti.
Non parlarono di contratti vincolanti, non di debiti familiari da saldare o di false apparizioni pubbliche per la stampa scandalistica.
Parlarono sinceramente delle proprie paure più intime, della fragile madre di Clara abbandonata nella demenza, e della prigione dorata e solitaria in cui Adrián aveva vissuto fin dall’infanzia.
L’alba limpida e rosata stava appena iniziando a colorare i tetti del cielo di Madrid quando Marta tornò finalmente verso di loro con i risultati in mano.
“Avevate drammaticamente ragione fin dall’inizio,” disse la giovane scienziata, porgendo loro un fascicolo stampato fitto di grafici e dati medici.
“Nel campione di sangue prelevato quella famosa notte c’erano tracce incredibilmente elevate e pericolose di un potentissimo inibitore chimico della fertilità maschile.”
“Un farmaco sperimentale, rarissimo sul mercato, che è stato usato in dosi così criminalmente massicce da causare il suo gravissimo collasso cardiocircolatorio.”

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