Salirono i tre gradini di legno del portico della villetta, mentre il vento faceva oscillare i rami dei pini sopra le loro teste con un fruscio cupo.
Claire estrasse dalla borsa il mazzo di chiavi di scorta, trovando quella giusta al primo tentativo grazie alla forma particolare del manico in ferro battuto.
La serratura scattò con un rumore secco e la porta si aprì rivelando un interno buio, polveroso e pervaso da un intenso odore di chiuso e di legna vecchia.
Claire accese la luce dell’ingresso; una piccola lampada a sospensione con il paralume in tessuto giallo inondò l’ambiente di una luce calda e rassicurante.
La casa era semplice, arredata con mobili in legno chiaro e tappeti di lana spessa che parlavano di estati lontane e spensierate, prima che tutto nella sua vita prendesse quella piega storta.
“Vieni, ti porto sul divano grande, così ti metto una coperta pulita,” disse Claire, trasportando la bambina nel soggiorno dominato da un grande caminetto in pietra.
Adagiò delicatamente Emma sui cuscini a fiori del divano, coprendola con una pesante coperta di lana che trovò ripiegata dentro una vecchia cassapanca ai piedi della finestra.
La bambina si rannicchił immediatamente in posizione fetale, stringendo ancora il suo peluche e chiudendo gli occhi con un sospiro di sollievo che fece quasi scoppiare a piangere anche Claire.
Ma Claire sapeva di non potersi permettere il lusso di crollare proprio in quel momento; c’erano cose molto più urgenti da fare, prima fra tutte medicare quel brutto livido sul viso di sua figlia.
Si diresse verso il piccolo bagno di servizio in fondo al corridoio, accendendo la luce fluorescente che sfarfallò rumorosamente per qualche secondo prima di stabilizzarsi.
Aprì il vecchio armadietto dei medicinali sopra il lavandino, trovando una scatola di garze sterili, del disinfettante ancora sigillato e una pomata all’arnica risalente a non sapeva quanto tempo prima.
Controllò la data di scadenza sulla confezione della pomata; era ancora valida per qualche mese, un piccolo segno di buona sorte in quella notte disgraziata.
Tornò in salotto con il necessario in mano, muovendosi con gesti felpati per non disturbare il sonno leggero in cui Emma era finalmente sprofondata.
Si inginocchiò accanto al divano, bagnando un piccolo batuffolo di cotone con l’acqua tiepida che aveva fatto scorrere nel lavandino poco prima.
“Faccio piano, amore, ti prometto che non ti faccio male,” mormorò Claire avvicinando la mano tremante al viso della bambina.
Emma aprì appena un occhio, guardandola con un misto di fiducia incondizionata e di dolore sordo, poi si lasciò toccare senza opporre la minima resistenza.
Il cotone bagnato rimosse delicatamente le tracce di polvere e di sangue secco vicino al piccolo taglio sulla fronte, rivelando una ferita fortunatamente superficiale ma arrossata.
Claire applicò un velo di pomata con estrema delicatezza, sfiorando appena la pelle tumefatta sotto l’occhio con la punta delle dita, trattenendo a stento i singhiozzi che le premevano in gola.
“Ecco fatto, adesso passa tutto,” disse con un sorriso forzato ma amorevole, mentre applicava un piccolo cerotto colorato a forma di stella sulla fronte della bambina.
Emma accennò un minuscolo sorriso, rilassando i muscoli del viso e riaddormentandosi quasi all’istante grazie alla stanchezza accumulata.
Claire rimase lì in ginocchio per lunghi minuti, a guardare il respiro regolare di sua figlia e a pensare a tutte le volte in cui aveva ignorato i piccoli segnali d’allarme lanciati da quella convivenza forzata.
Sua madre era morta tre anni prima, lasciando a Claire quella casa al mare e la gestione di una proprietà che confinava con la tenuta più grande dove viveva Margaret, la vedova del notaio del paese.
All’inizio Margaret era sembrata solo un’anziana vicina gentile e sola, sempre pronta a offrire dolci fatti in casa e a passare del tempo con la piccola Emma quando Claire e Marco erano impegnati con il lavoro.
Poi, lentamente, quella presenza era diventata soffocante, una sorta di seconda madre padrona che si era insidiata nelle loro vite con la scusa di aiutare una giovane famiglia in carriera.
Claire si rese conto solo ora, con una lucidità spietata, di come avesse permesso a quella donna di mettere radici nel loro quotidiano, fino a dettare legge persino sull’educazione di sua figlia.
Le minacce velate, i giudizi taglienti sui suoi metodi di madre lavoratrice, le piccole umiliazioni quotidiane che Claire aveva sempre scambiato per vecchie manie di una donna sola.
E Marco aveva sempre fatto finta di nulla, preferendo non scontentare la vicina influente e ricca che in qualche modo continuava a elargire favori e consigli non richiesti.
“Non permetterò mai più che qualcuno le metta le mani addosso,” disse Claire a voce alta nel silenzio della stanza, stringendo i pugni fino a conficcarsi le unghie nei palmi delle mani.
Il telefono nella sua tasca iniziò a vibrare violentemente, rompendo il silenzio della notte con un ronzio fastidioso e insistente.
Claire sobbalzò, estraendo l’apparecchio dallo schermo illuminato che mostrava chiaramente il nome di Marco lampeggiante nella penombra.
Rifiutò la chiamata con un gesto secco del pollice, posando il telefono a faccia giù sul tavolino di legno vicino al divano.
Nemmeno un secondo dopo, lo schermo si illuminò di nuovo: questa volta era una chiamata da parte di un numero fisso, probabilmente la linea di casa dei vicini o quella di Margaret.
Claire prese il telefono e, senza pensarci due volte, premette il tasto per disattivare l’audio, poi lo spense del tutto facendolo sprofondare nel buio più totale.
Si alzò in piedi, stirando la schiena indolenzita e guardandosi intorno in cerca di qualcosa con cui accendere il camino per scaldare quell’ambiente che iniziava a diventare freddo.
Trovò una cesta piena di legna spaccata accanto alla porta finestra e un pacchetto di fiammiferi di carta poggiato sulla mensola del caminetto.
Preparò la pira con cura, disponendo i tronchetti più piccoli alla base e i pezzi più grandi sopra, proprio come le aveva insegnato suo padre quando era ancora una bambina.
Strusciò il fiammifero contro la scatola; la piccola fiamma azzurrognola prese vita con un fruscio, aggrappandosi subito ai trucioli di carta e legno secco.
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