Álvaro si accasciò quasi sulle ginocchia accanto all’albero di arance dove era stato abbandonato il giocattolo.

Il terrore di aver perso suo figlio proprio quando l’aveva ritrovato gli stava spezzando l’anima.

I suoi nemici avevano scoperto l’esistenza di Leo?

Sergio lo aveva tradito per prendere il controllo degli affari del porto?

Tante domande feroci gli affollavano la mente mentre il sudore freddo gli bagnava la fronte.

In preda alla disperazione, Álvaro si chinò e raccolse il cavalluccio di legno dal prato.

Era un oggetto umile, intagliato a mano, con la pittura consumata dal tempo e dal continuo utilizzo del bambino.

Lo strinse tra le mani come se fosse l’unico legame rimasto con suo figlio.

Mentre lo girava tra le dita tremanti, la sua attenzione fu catturata da un dettaglio che non aveva mai notato prima.

Sotto la pancia del cavalluccio, vicino all’attacco della coda di legno, c’era una piccola scanalatura.

Ma ciò che colse immediatamente il suo occhio esperto fu una striscia di colore fresco, una macchia di pittura blu cobalto ancora leggermente umida.

Álvaro toccò il pigmento blu con il polpastrello.

La vernice si trasferì sulla sua pelle.

Era una tonalità di blu molto specifica, una vernice industriale impermeabile utilizzata esclusivamente per le imbarcazioni di lusso e per i vecchi casotti della tenuta marina di sua proprietà, situata a meno di trecento metri dal confine del giardino.

Quel dettaglio blu non era un segno del tempo.

Era stato lasciato di recente, forse da qualcuno che aveva maneggiato il giocattolo con le mani sporche di quella vernice, oppure era un segnale rimasto nascosto nel legno.

Álvaro strofinò la scanalatura con l’unghia e sentì un leggero scatto.

Un piccolo tassello di legno si spostò, rivelando una cavità segreta intagliata nel corpo del cavalluccio.

All’interno della cavità c’era un nastro di seta blu, al quale era legato un piccolo pezzo di carta ripiegato e una vecchia chiave d’ottone.

Sulla carta c’era un messaggio scritto in fretta con un pennarello nero:

«Se vuoi rivedere il bambino, vieni da solo al vecchio capanno delle barche sulla scogliera. Sai già chi ti sta aspettando.»

Il sangue di Álvaro riprese a scorrere caldo e furioso nelle sue vene.

Il terrore si trasformò in una determinazione feroce e spietata.

Capì subito chi si nascondeva dietro quel rapimento: era Mateo, il suo vecchio rivale negli affari marittimi che si era rifugiato proprio vicino al vecchio porticciolo abbandonato dopo il fallimento della sua società.

Quel dettaglio blu sul cavalluccio di legno, la vernice usata per le sue barche clandestine, lo aveva tradito prima ancora che potesse allontanarsi dalla tenuta.

Álvaro si alzò in piedi, nascondendo la chiave e il cavalluccio sotto la giacca del suo abito elegante.

Non disse nulla a Sergio né alla sicurezza per evitare che un passo falso mettesse in pericolo la vita di Leo.

Camminò a passi rapidi verso la parte posteriore della proprietà, sgattaiolando attraverso la siepe segreta che portava al sentiero della scogliera.

Il sole stava tramontando dietro le colline di Valencia, tingendo il mare di rosso e di viola.

Álvaro corse lungo il sentiero sterrato con il cuore che gli martellava nel petto, spinto unicamente dall’amore per quel figlio che aveva risvegliato la sua anima morta.

Dopo pochi minuti di corsa disperata, scorse la sagoma del vecchio capanno in pietra e legno, le cui pareti esterne erano state recentemente ridipinte con quella stessa vernice blu cobalto.

Attraverso la finestra rotta del capanno, vide la sagoma di un uomo di spalle.

E accanto a lui, seduto su una cassa di legno, c’era il piccolo Leo, innocente e spaventato, che si guardava intorno con le lacrime che gli rigavano le guance rosse.

Álvaro impugnò la chiave d’ottone tra le nocche della mano chiusa a pugno, pronto a distruggere chiunque si frapponesse tra lui e suo figlio.

Non era più l’imprenditore spietato di Valencia.

Era un padre che lottava per la vita della sua famiglia.

Fece un respiro profondo, spalancò la porta del capanno con un calcio potente e gridò nell’ombra della sera:

— Lascia stare mio figlio!

L’uomo all’interno si voltò di scatto, sorpreso dalla rapidità con cui Álvaro lo aveva rintracciato.

Non aveva calcolato che un semplice dettaglio di pittura blu sul giocattolo preferito del bambino potesse diventare la pista in grado di guidare un padre disperato direttamente al suo rifugio.

Leo, vedendo Álvaro sulla soglia, accennò un sorriso tra le lacrime e gridò con tutto il fiato che aveva in gola:

— Papà!

In quel momento, Álvaro saputo con assoluta certezza che nessuna forza al mondo gli avrebbe mai più strappato il piccolo Leo dalle sue braccia.

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