“Sei un mostro senza cuore, una persona orribile,” sussurrò faticosamente Sarah con una rabbia profonda, viscerale e velenosa che trasudava disgustosa persino attraverso la cornetta telefonica del ricevitore.
“No, ti sbagli profondamente,” la corressi in modo incredibilmente dolce e pacato, quasi cantilenando le parole.
“Sono semplicemente e orgogliosamente una madre che ha finalmente e definitivamente smesso l’ingrato lavoro di crescere una donna adulta, immensamente viziata e profondamente crudele.”
Riagganciai bruscamente il ricevitore di plastica scura sulla sua base senza attendere un’ulteriore, stupida e prevedibile replica.
Il forte e sordo click metallico segnò chirurgicamente la fine inequivocabile di due decenni interi di stancanti menzogne, finti sorrisi e dolorosa sottomissione domestica.
Non mi curai minimamente di staccare la spina o bloccare quel nuovo numero sulla linea di casa, poiché sapevo in fondo all’anima, con assoluta certezza psicologica, che non avrebbe mai più avuto il fegato o il coraggio necessario per provare a richiamarmi ancora una volta nella sua intera vita.
Mi alzai dolcemente ma con le gambe ancora tremanti dalla maestosa poltrona di pelle del mio defunto Robert, avendo l’immensa cura di lasciare tutti gli importantissimi documenti sparsi e bene in vista sul massiccio tavolo rettangolare che dominava lo spazio.
Uscii lentamente dalla penombra dello studio e camminai a passo lento ma leggerissimo verso lo spazioso soggiorno adiacente, proprio la medesima stanza luminosa dove per innumerevoli e stancanti volte mi ero dovuta chinare a pulire faticosamente i loro disastri quotidiani ignorati.
Adesso, miracolosamente, l’intera casa sembrava quasi espandersi magicamente su se stessa, sembrando immensamente più grande, molto più luminosa, vibrante di vita e soprattutto perennemente libera dall’oppressione costante che l’aveva letteralmente oscurata negli ultimi anni di calvario familiare.
La brillante luce dorata del tramonto autunnale inondava prepotentemente tutte le ampie stanze attraverso le ampie vetrate scorrevoli, dipingendo di un giallo caldo e avvolgente le pareti dipinte di bianco panna, rendendo l’ambiente idilliaco.
Andai serenamente in cucina canticchiando un vecchio motivetto anni sessanta, presi dal ripostiglio chiuso a chiave una rara e inestimabile bottiglia di vino rosso francese, indubbiamente il preferito in assoluto del mio dolce Robert, e mi versai un intero calice di cristallo colmo fino quasi all’orlo.
Sollevai in alto il bicchiere tintinnante in un elegante e silenzioso brindisi solitario rivolto verso una vecchia e sbiadita foto in bianco e nero di noi due da giovani appesa amorevolmente sul grande muro del corridoio d’ingresso.
“Alla tua immortale salute, al tuo ingegno e alla tua infinita lungimiranza, mio caro, insostituibile e geniale marito,” mormorai dolcemente, lasciando che le mie parole si disperdessero nel silenzio perfetto, caldo e sacro della mia amata casa ritrovata.
Bevvi un lungo, voluttuoso e dissetante sorso, sentendo immediatamente il sapore ricco, corposo e fruttato del nettare scuro danzare allegramente e con vivacità sulla lingua asciutta.
Il mio intero e sconfinato futuro si apriva magicamente davanti a me in quel preciso secondo come una grandiosa, spettacolare e inesplorata tela bianca immacolata, pronta finalmente per essere dipinta interamente con i colori vibranti che avrei scelto unicamente io.
Sarei forse potuta salire su un aereo per andare a trovare comodamente David e la sua splendida famiglia nel caldo del Texas la settimana immediatamente seguente, magari usando per la prima volta nella mia vita i soldi sbloccati per acquistare senza sensi di colpa dei lussuosi biglietti aerei di prima classe super accessoriata.
Sarei potuta tranquillamente andare a prenotare una lunghissima crociera esotica in solitaria nei mari del Sud, decidere di iscrivermi a un corso intensivo d’arte rinascimentale all’università locale, o semplicemente starmene spaparanzata per ore a godermi l’assoluta e totale tranquillità della natura seduta sotto il portico di legno del mio fiorente giardino fiorito.
Ma, per quella particolare e bellissima sera autunnale che stava dolcemente sfumando verso l’oscurità, il mio unico e solo, semplicissimo piano d’azione era quello di preparare con estrema lentezza una cena deliziosa, abbondante e squisita unicamente per appagare me stessa.
Nessuno al mondo, d’ora in avanti, avrebbe mai più osato sputare sul mio ottimo cibo casalingo con arroganza e impunità giovanile.
Nessun essere umano avrebbe mai più osato sghignazzare crudelmente e sadicamente a mie spese nascondendosi dietro la scusa meschina e fallace dei legami familiari indissolubili.
Ero finalmente diventata la fiera, incontrastata e invincibile regina sovrana assoluta del mio splendido e accogliente castello e, per la primissima volta dopo anni di buio e sottomissione silente, ero finalmente, innegabilmente e indescrivibilmente, del tutto e incondizionatamente felice di essere al mondo.

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