“Portate via la donna e la bambina,” ordinò con una voce incredibilmente atona e priva di qualsiasi emozione.
“Non devono assolutamente rimanere testimoni scomodi di questa notte, e Gabriel dovrà soffrire atrocemente vedendo che non è riuscito a proteggere nemmeno loro due.”
Alba si coprì immediatamente la bocca tremante con le manine, mentre grosse lacrime calde le rigavano le guance paffute e sporche di polvere.
Proprio in quel preciso e drammatico momento, Gabriel, allertato da un sesto senso primordiale che lo aveva miracolosamente tenuto in vita fino a quel giorno, entrò nel corridoio principale del piano interrato.
Non era affatto disarmato come credeva ingenuamente Esteban; portava sempre una pistola carica e pronta all’uso nascosta dietro la schiena, sotto la camicia di lino.
Sentendo per caso l’eco di quelle voci ostili, capì in una singola e dolorosa frazione di secondo la gravità della situazione e l’orribile tradimento del suo amministratore fidato.
Prima ancora che potessero iniziare a cercarle per rapirle, Gabriel corse disperatamente verso la stanza di Lucía, ma la trovò completamente vuota perché la madre era già uscita freneticamente a cercare la figlia scomparsa.
Lucía correva disperata per i meandri della grande casa, guidata unicamente dal suo potente istinto materno, e scese precipitosamente verso il magazzino proprio mentre esplodevano violenti i primi colpi di pistola.
Il caos si scatenò all’improvviso, trasformando la quiete e il lusso della tenuta andalusa in un vero e proprio inferno di fumo acre, urla disperate e sangue innocente.
Gabriel irruppe nel magazzino con l’arma spianata, sparando senza esitazione contro gli uomini armati di Malaga per creare un necessario e rumoroso diversivo.
“Alba!” gridò Lucía con tutto il fiato che aveva in gola, gettandosi a terra sul pavimento sporco mentre i proiettili fischiavano pericolosamente sopra la sua testa.
La bambina uscì dal suo precario nascondiglio piangendo a dirotto, correndo ciecamente tra le braccia forti di Gabriel che si era coraggiosamente lanciato in avanti per proteggerla con il proprio corpo.
Un proiettile vagante sfiorò dolorosamente la spalla sinistra di Gabriel, facendolo imprecare a denti stretti, ma l’uomo ferito non lasciò in alcun modo la presa sicura sulla piccola.
Lucía li raggiunse strisciando rapidamente sul pavimento, trascinandoli con una forza disperata verso la porta nord del magazzino, una massiccia porta di ferro battuto che conduceva direttamente alle vecchie catacombe della proprietà.
Gabriel, sanguinante copiosamente ma ancora estremamente lucido, usò tutto il suo peso e la sua adrenalina per spingere la pesante porta sui cardini arrugginiti, mentre Lucía abbassava la spessa spranga di metallo per bloccarla definitivamente dall’interno.
“Non piangere, amore mio, la mamma è qui,” sussurrò Lucía, accarezzando febbrilmente i capelli sudati di Alba, anche se lei stessa stava tremando violentemente di puro terrore.
Lucía si impose di non piangere, non versò una singola lacrima, perché sapeva di dover essere la roccia forte e incrollabile per entrambe in quel momento disperato.
Prese con mani tremanti il piccolo telefono satellitare nero che Gabriel le aveva saggiamente consegnato solo pochi giorni prima, per essere usato unicamente in caso di estreme emergenze.
Con le mani sporche di polvere, sudore e del sangue di Gabriel, compose rapidamente e senza errori il numero privato di Mateo.
“Mateo, sono io, sono Lucía!” gridò nel microfono, cercando disperatamente di far sentire la sua voce sopra il frastuono dei colpi sordi che si infrangevano minacciosamente contro la robusta porta di ferro.
“Esteban ci ha traditi tutti! Ha portato i nostri peggiori nemici nel magazzino, Gabriel è ferito, e noi siamo in trappola, bloccati nella zona nord!”
“Sto arrivando, resistete,” fu l’unica, breve risposta di Mateo prima che la linea si interrompesse bruscamente, ma la sua voce profonda era inequivocabilmente carica di una furia omicida inarrestabile.
Nel buio opprimente e umido del rifugio sotterraneo, Gabriel scivolò lentamente fino ad accasciarsi contro il muro freddo e ruvido di pietra antica.
Alba, ormai completamente esausta dalla paura, dallo stress e cullata dal battito regolare e forte del cuore dell’uomo, si addormentò appoggiando fiduciosamente la testolina sul suo ampio petto ferito.
Era un’immagine incredibilmente surreale e straziante allo stesso tempo: l’uomo di gran lunga più temuto e rispettato di Cadice, rassegnato e sanguinante, che proteggeva amorevolmente il sonno di una bambina innocente.
Lucía si inginocchiò preoccupata accanto a loro due, cercando freneticamente di tamponare la brutta ferita di Gabriel utilizzando un lungo pezzo di stoffa strappato dalla sua stessa camicetta.
“Resisti, Gabriel, ti prego, Mateo sta tornando per aiutarci,” gli sussurrò all’orecchio, stringendogli forte la grande mano fredda.
Gabriel le sorrise debolmente nel buio, gli occhi stranamente lucidi nel semibuio spettrale di quel rifugio sotterraneo dimenticato da Dio.
“Mi dispiace dal profondo del cuore, Lucía,” disse lui, con un filo di voce arrochito dal dolore lancinante.
“Vi ho ingiustamente coinvolte in questo mio eterno e schifoso incubo da cui cercavo di fuggire.”
Mentre Lucía si muoveva dolcemente per abbracciarlo e confortarlo, la piccola Alba, muovendosi nel sonno, lasciò inavvertitamente scivolare dalle mani l’orologio d’argento di Gabriel che teneva stretto.
L’antico oggetto colpì molto duramente il pavimento irregolare di pietra con un suono metallico insolitamente acuto, e la spessa cassa posteriore decorata si staccò di netto.
Lucía si chinò velocemente per raccoglierlo, preoccupata che il rumore o il suo movimento potessero svegliare la bambina, ma si bloccò improvvisamente vedendo cosa era appena uscito dal cuore dell’orologio rotto.
Non c’erano affatto solo ingranaggi arrugginiti, rotelle e molle all’interno di quella inestimabile e misteriosa eredità di famiglia dei Valcárcel.
Nascosto abilmente dietro un piccolissimo doppio fondo foderato, c’era un minuscolo pezzo di pergamena ingiallita, piegata su se stessa decine di volte fino a diventare spessa come una moneta.
Fu esattamente allora che il prezioso orologio rivelò ciò che aveva tenuto ostinatamente e fedelmente nascosto per quindici lunghissimi e sanguinosi anni.
Gabriel, molto incuriosito dal silenzio improvviso e dall’espressione sbalordita di Lucía, aprì a fatica gli occhi e guardò il foglietto consunto che lei teneva tra le dita.
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