L’eredità di Quentin divenne una polverosa nota a piè di pagina nella storia di New York. Di lui e di Jolene non si seppe più nulla, due ombre dissolte nel nulla dall’inesorabile peso delle loro stesse azioni.

Oggi, guardando fuori dalla vetrata del mio ufficio all’ultimo piano, con mio marito Julian che legge un libro sul divano alle mie spalle, ripercorro spesso nella mente la strada che mi ha portata fin qui. Il mondo pensava che la mia storia fosse finita in quella sala da pranzo, umiliata e distrutta, una comparsa insignificante in un dramma familiare.

Ma avevano dimenticato la lezione più importante: a volte, il fuoco non serve a bruciarti. Serve a temprarti. E io, Margaret Ashford, avevo imparato a giocare con il fuoco.