Un brivido gelido mi percorse la schiena, non per paura, ma per il disgusto viscerale verso la totale mancanza di limiti morali di quella donna.

«Grazie dell’avvertimento, Greg», dissi con voce controllata. «Ora vattene prima che la ronda del vicesceriffo passi per il controllo di routine.»

Greg annuì lentamente, rimettendosi il berretto. «So che non mi perdonerai mai, Claire. Non me lo merito. Ma per quello che vale… Daniel era un brav’uomo. Quando mi si ruppe il camion tre anni fa, mi prestò ottocento dollari e non mi chiese mai di restituirli. Avrei dovuto ricordarmene prima di salire su quel furgone a ottobre.»

Si voltò e si incamminò lungo il marciapiede a passi pesanti, sparendo dietro l’angolo tra le siepi di alloro senza voltarsi indietro.

VII. La trappola d’acciaio
Non aspettai nemmeno cinque minuti. Chiamai immediatamente lo studio di David Reynolds.

Quando il centralino mi passò la sua linea diretta, spiegai le parole di Greg con precisione millimetrica, senza omettere un solo dettaglio. David non si scompose minimamente; dall’altro capo del filo sentii il fruscio ritmico di fogli archiviati e il clic deciso della sua penna stilografica sul blocco per appunti.

«Julian Sterling ha passato il fascicolo a un certo Marcus Vance-Kemp di Oak Valley, vero?» chiese David, con una calma quasi chirurgica.

«Greg non ha fatto nomi precisi, ma ha parlato di un avvocato a percentuale di quella zona.»

«È Kemp», disse David con un sorriso amaro nella voce. «Un radiatore di fogne giudiziarie specializzato in ricorsi fittizi per l’affido per estorcere transazioni extragiudiziali alle famiglie benestanti. Pensano che una madre sola, ancora fragile per il lutto, accetti di versare una rendita mensile o di cedere quote dell’immobile pur di evitare una perizia dei servizi sociali.»

«Non toccheranno mia figlia, David», dissi, e sentii le mie nocche sbiancare sulla cornetta. «Piuttosto do fuoco a questa casa con le mie mani.»

«Non ce ne sarà bisogno, Claire», replicò David con voce ferma e rassicurante. «Sapevamo che Beatrice non si sarebbe fermata finché non avesse trovato un muro insormontabile. La diffida civile e il trust erano solo la prima linea di difesa: servivano a tenerle lontane dal tetto. Ora è il momento di chiudere la partita sul terreno penale, una volta per tutte.»

«Cosa dobbiamo fare?»

«Vieni in studio oggi alle tre. Porta il libretto pediatrico di Lily, i certificati di visita mensile del dottor Bennett, e la registrazione completa del messaggio vocale che tuo zio Thomas ti ha inviato a novembre. Ho già predisposto un fascicolo che aspetta solo la loro prima mossa formale per scattare come una trappola per orsi.»

Alle quindici in punto varcai la soglia dello studio legale Reynolds & Associati, nel cuore del distretto finanziario della città. L’ambiente era austero, foderato di mogano scuro e tomi di giurisprudenza rilegati in pelle. David mi accolse nel suo ufficio al sesto piano, dove una grande vetrata dominava la baia e il porto mercantile.

Sul grande tavolo da conferenza c’erano tre cartelle cartonate color amaranto.

«Ecco la situazione, Claire», esordì David facendomi segno di accomodarmi. «Ieri pomeriggio, il procuratore aggiunto della corte distrettuale — che guarda caso è stato mio compagno di corso a Yale — mi ha informato in via riservata che un esposto anonimo con allegate dichiarazioni giurate è stato depositato presso l’ufficio tutela minori.»

«L’hanno fatto davvero», mormorai, sentendo un nodo amaro serrarmi la gola.

«L’hanno fatto», confermò David aprendo la prima cartella. «La dichiarazione giurata porta la firma della signora Martha Higgins, la proprietaria dello stabile in cui tu e Daniel avete vissuto in affitto fino a un anno fa. La Higgins dichiara di averti vista ‘in stato confusionale’ e ‘incapace di provvedere ai bisogni primari’ durante le tue visite per il ritiro della posta arretrata a gennaio. In cambio, risulta che tre giorni fa sul conto bancario della signora Higgins è stato versato un bonifico di quattromila dollari con causale ‘consulenza generica’, proveniente da una carta prepagata intestata a Beatrice Vance.»

Guardai i documenti contabili allegati. La precisione delle prove raccolte da David era sbalorditiva.

«Come hai ottenuto questi estratti conto?» chiesi.

«Quando abbiamo istituito il Trust a novembre, ho depositato una notifica preventiva di tutela contro tentativi di frode ed estorsione presso la Procura. La polizia postale ha tenuto sotto controllo le transazioni insolite collegate ai conti di tua madre fin dal giorno in cui ha minacciato di cacciarti di casa. Non siamo più di fronte a una banale lite familiare su chi occupa la stanza padronale, Claire. Questo è subornazione di testimone, falsa attestazione a pubblico ufficiale e tentata estorsione aggravata con frode processuale.»

David chiuse il fascicolo con un colpo secco del palmo della mano.

«Domani mattina alle nove», continuò il legale fissandomi negli occhi, «il giudice distrettuale Miller terrà un’udienza preliminare a porte chiuse per valutare l’ammissibilità dell’esposto di Kemp. Beatrice e il suo avvocato saranno presenti, convinti di coglierti di sorpresa e di vederti crollare di fronte alla minaccia di una perizia psicologica d’ufficio.»

«Io ci sarò», dissi senza esitare un istante.

«No», ribatté David con fermezza. «Tu rimarrai a casa con tua figlia, al sicuro dietro il cancello di Elmwood Lane. A quell’udienza ci sarò solo io, accompagnato dal sostituto procuratore generale e da due ispettori della squadra investigativa. È ora che Beatrice Vance impari cosa succede quando si cerca di trasformare la legge in un’arma contro i propri figli.»

VIII. La resa dei conti a porte chiuse
La sala udienze numero quattro del tribunale distrettuale era una stanza severa, priva di finestre verso l’esterno, illuminata da luci al neon che gettavano un riflesso crudo sui banchi di legno noce scuro.

Beatrice era seduta al banco dei ricorrenti, avvolta nel suo tailleur migliore, le mani intrecciate sopra una borsa finta firmata, con un’espressione di pia compunzione stampata sul viso rugoso. Accanto a lei, l’avvocato Marcus Vance-Kemp sistemava con ostentata sicurezza i suoi fogli dentro una cartella di plastica trasparente, sorridendo come un predatore che si appresta a sbranare una preda facile.