“Io l’amavo,” singhiozzò Adrian, il volto coperto di lacrime. “Io… mi dispiace. Dille che mi dispiace.”
“Non pronuncerai mai più il suo nome,” sibilò Caleb, la voce tagliente come un bisturi. “Il tuo calvario è appena iniziato. Benvenuto nel resto della tua vita.”
Capitolo 3: La Regina di Cuori e Spade
Tre mesi dopo.
Il sole di primavera illuminava la Fifth Avenue. L’ingresso del Metropolitan Museum of Art era circondato da paparazzi, giornalisti e dalla crème de la crème della società globale. Non era una semplice serata di gala; era l’inaugurazione della nuova ala dedicata all’arte rinascimentale, finanziata interamente dalla Fondazione Romano.
Il mio divorzio era stato il più rapido e brutale nella storia dello stato. Adrian, dal carcere, aveva firmato ogni documento presentatogli dal mio team legale pur di evitare che Julian smantellasse anche i fondi pensione dei suoi anziani genitori. Gli era stato tolto tutto. Era stato condannato a quindici anni senza condizionale per frode aggravata e appropriazione indebita, aggravati dalle testimonianze di Vanessa, che pur di salvarsi la pelle si era dichiarata colpevole di reati minori e ora viveva in un modesto appartamento di periferia, con un braccialetto elettronico alla caviglia.
Uscii dalla limousine, e il mondo si fermò.
Non indossavo i vestiti dimessi e conservatori che Adrian mi costringeva a portare per non “oscurarlo”. Indossavo un abito su misura di Valentino, rosso cremisi, che cadeva come sangue liquido lungo le mie curve, audace, spietato, regale. I miei capelli scuri erano raccolti in un’elegante acconciatura, e al collo brillava una parure di rubini e diamanti che apparteneva alla mia dinastia da quattro generazioni, un pezzo da museo di inestimabile valore.
I flash delle macchine fotografiche esplosero come fuochi d’artificio. I giornalisti gridavano il mio nome.
“Signorina Romano! Elara! Da questa parte!”
“Elara, un commento sulla caduta di Horizon Investments!”
Sorrider e camminai sul tappeto rosso con la grazia di una regina che torna al suo trono. Ai piedi della grande scalinata del Met, mi aspettavano i miei tre cavalieri.
Marcus, imponente ed elegante nel suo smoking classico. Julian, con il suo carisma da rockstar della tecnologia, mi porse il braccio. E Caleb, che con un solo sguardo severo teneva a bada l’intera orda di fotografi e curiosi.
“Sei magnifica, Elly,” mi sussurrò Julian mentre salivamo i gradini. “Oggi le azioni della fondazione hanno superato ogni record.”
“Sei sicura di essere pronta?” mi chiese Marcus, scrutandomi con i suoi occhi saggi.
“Non sono mai stata così pronta, Marcus,” risposi, sollevando il mento.
Mentre entravamo nella sala principale, illuminata da mille candele, la folla si zittì. Molti dei presenti erano gli stessi che avevano assistito a quello schiaffo fatale tre mesi prima. Allora, mi avevano guardata con pietà o disprezzo. Ora, si inchinavano.
Presi un bicchiere di champagne da un cameriere di passaggio e mi fermai al centro della sala. Non c’era rabbia in me, solo una fredda e limpida consapevolezza del mio potere. Adrian Vance era solo un granello di polvere spazzato via dal vento della nostra eredità. Aveva cercato di spezzare un fiore delicato, senza accorgersi che quel fiore aveva le sue radici intrecciate a un drago dormiente.
Sorrisi ai miei fratelli, poi alzai leggermente il calice verso il cielo. Alla mia rinascita. Alla famiglia. Al potere del sangue. E a chiunque, in futuro, fosse così folle da sottovalutare Elara Romano.
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