Due guardie imponenti entrarono nell’ufficio in un lampo, afferrando Raúl per le braccia mentre lui protestava urlando e dimenandosi come un ossesso.

Mariana guardò il marito trascinato via senza il minimo rimpianto nel cuore, sapendo che l’uomo che aveva sposato non l’amava e non l’aveva mai rispettata.

“Allora, signor Villarreal?” chiese Mariana voltandosi di nuovo verso il padrone della ferriera.

“Abbiamo un accordo o preferisce che pubblichi questo documento su tutti i giornali dello Stato?”

Il vecchio magnate si risiedette pesantemente sulla poltrona, respirando a fatica e realizzando di essere stato battuto da una donna coraggiosa armata solo di un vecchio divano verde.

Prese la penna stilografica d’oro e firmò un foglietto bianco, passandoglielo con dita tremanti.

“Hai vinto tu, ragazza,” ammise Ignacio con un sospiro di sconfitta.

“Domani mattina andiamo dal notaio e faremo intestare tutto a nome tuo.”

Mariana prese il foglio firmato, lo mise nella cartellina e uscì dall’ufficio a testa alta, lasciandosi alle spalle quarantatré anni di menzogne, debiti e umiliazioni familiari.

Quando tornò nell’appartamento di Guadalupe, trovò la porta aperta e i cassetti della cucina completamente rovesciati.

Raúl era scappato via portandosi dietro la valigia e i pochi risparmi che erano rimasti nascosti nel barattolo del caffè.

Sul pavimento del soggiorno, abbandonato e sventrato, c’era ancora il divano verde di suo padre.

Mariana si avvicinò, si sedette sulla parte rimasta integra e sorrise guardando fuori dalla finestra, dove la pioggia cominciava a cadere dolcemente sulla città.

Finalmente, quella casa profumava di libertà.