Nessuno di loro fiatò mentre mi incamminavo verso l’uscita della sala banchetti, camminando a testa alta sotto gli occhi di tutti.

L’aria fresca della sera mi accarezzò il viso non appena varcai le porte a vetri dell’hotel, facendomi respirare a polmoni pieni per la prima volta dopo anni di apnea emotiva.

Fuori, parcheggiata lungo il viale, c’era la mia auto, e un po’ più in là vidi Adam che mi aspettava appoggiato alla sua vettura, con le mani in tasca e un sorriso rassicurante stampato sul volto.

Non avevo più bisogno di dimostrare niente a nessuno.

Ero finalmente libera di essere me stessa, senza filtri, senza aspettative tossiche e senza dover giustificare il peso del mio successo a chi non aveva mai saputo guardare oltre il proprio egoismo.

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