Fece un passo indietro in modo goffo, alzando le mani in un gesto istintivo, difensivo, ma totalmente inutile e in ritardo, il suo viso trasformato in una maschera pietosa di terrore puro e di incredulità totale.
Non riusciva assolutamente a credere che sua madre si fosse spinta a un simile livello di barbarie in un luogo pubblico, non riusciva a processare la violenza inaudita a cui aveva appena assistito senza muovere un dito.
La ragazza colpita barcollò per qualche istante, il mondo le girò intorno, ma con una forza d’animo sorprendente e ammirevole non cadde sul freddo pavimento di marmo.
Si raddrizzò lentamente, con una dignità quasi reale, portando una mano tremante alla guancia che ormai pulsava dolorosamente e si colorava rapidamente di un rosso scarlatto e acceso.
Il suo respiro era diventato improvvisamente irregolare, il petto si alzava e si abbassava rapidamente sotto la seta delicata dell’abito da sera, ma nei suoi grandi occhi scuri non c’erano lacrime di disperazione o di resa.
C’era invece una fiamma gelida, un fuoco inestinguibile, un misto complesso di umiliazione e di una fiera consapevolezza segreta che Eleonora non poteva nemmeno lontanamente immaginare o sospettare.
Eleonora, tuttavia, era lontanissima dall’essere sazia, calmata o minimamente pentita per il gesto violento e riprovevole che aveva appena compiuto davanti a tutti.
L’adrenalina pura le scorreva velenosa nelle vene, rendendo i suoi lineamenti già affilati ancora più crudeli, spietati e distorti da un odio irrazionale.
Fece un passo in avanti, quasi ringhiando come un animale, avvicinando pericolosamente il suo viso stravolto dalla rabbia a quello della sua vittima ancora stordita dal dolore.
“Toglielo subito!” urlò Eleonora a squarciagola, la sua voce solitamente impostata ora acuta, stridula, che si spezzava per l’intensità insopportabile della rabbia che provava.
La sua non era una semplice richiesta, non era un consiglio sgarbato, ma era un ordine assoluto, il comando delirante di una regina folle che pretende una totale, cieca sottomissione dai suoi presunti sudditi.
Le parole riecheggiarono crudeli nell’aria pesante, cariche di tutto il veleno e il disprezzo che provava, ordinando imperiosamente alla ragazza di spogliarsi immediatamente di quell’abito meraviglioso che, secondo lei, ne sporcava l’essenza stessa dell’alta sartoria.
L’intera boutique, dai commessi ai clienti, era precipitata di colpo in uno stato di paralisi totale e terrificante.
Le commesse in uniforme nera impeccabile si erano fermate come antiche statue di sale, i loro volti giovani divenuti pallidi per il panico, del tutto incapaci di decidere come intervenire per fermare quella scandalosa follia pubblica.
In un angolo più riservato, una donna dell’alta società che fino a pochi istanti prima stava provando una costosissima borsa in pelle di coccodrillo, rimase letteralmente con lo smartphone incollato all’orecchio e la bocca spalancata per lo sgomento, dimentica della sua importante conversazione.
La vergogna sociale di una scenata simile, avvenuta in un luogo così incredibilmente esclusivo e protetto, era qualcosa che nessuno dei presenti avrebbe mai, per nessun motivo, dimenticato nella propria vita.
Ma proprio quando sembrava che l’aggressività di Eleonora non avesse più limiti, e che fosse persino pronta a strappare fisicamente il costoso abito di dosso alla ragazza pur di far valere la sua assurda volontà, una nuova presenza si materializzò improvvisamente sulla scena.
Dal fondo del corridoio principale illuminato da luci calde, proveniente direttamente dagli uffici direzionali privati interdetti al pubblico, emerse una figura femminile alta e implacabile.
Era la direttrice assoluta della boutique, una donna di nome Sofia, nota e temuta in tutto il ristretto e spietato ambiente dell’alta moda milanese per la sua freddezza chirurgica e per la sua straordinaria capacità di gestire i clienti più capricciosi e potenti del mondo.
Sofia indossava un completo sartoriale di un nero profondo e intenso, un blazer a doppio petto tagliato alla perfezione che le conferiva immediatamente l’autorevolezza di un generale sul campo di battaglia, abbinato a pantaloni dal taglio fluido e a vertiginosi tacchi a spillo neri laccati.
Il suo passo era estremamente veloce, ritmico, deciso e inarrestabile, il suono acuto dei suoi tacchi sul marmo risuonava come un rintocco mortale per chiunque osasse disturbare o infangare la pace sacra del suo prezioso negozio.
Il suo viso aristocratico non mostrava la minima traccia di emozione umana, non un singolo briciolo di panico, di confusione o di esitazione turbava la sua espressione di ghiaccio.
I suoi occhi scuri, intelligenti e calcolatori, erano concentrati esclusivamente sul teatro del patetico conflitto, valutando attentamente la situazione con la precisione infallibile di un computer di ultima generazione.
Mentre si avvicinava a passi lunghi verso la zona nevralgica, portava stretta tra le mani curate un oggetto molto voluminoso e visibilmente pesante, rilegato in pelle nera pregiata e impreziosito da vistose lettere dorate stampate in rilievo: il leggendario libro VIP della boutique.
Questo grosso libro non era un semplice catalogo di abiti o di indirizzi, ma il registro segreto ed esclusivo dei clienti più influenti, potenti e intoccabili dell’intero pianeta, coloro che detenevano letteralmente le chiavi dell’economia mondiale e che potevano distruggere vite con una telefonata.
Sofia raggiunse in pochissimi secondi il lungo bancone di vetro ovale situato a soli pochi passi dalla scena dell’orribile aggressione fisica, posizionandosi fisicamente ed emotivamente esattamente tra Eleonora, furibonda, e la giovane ragazza offesa, creando una barriera insormontabile.
Eleonora, udendo i passi decisi avvicinarsi alle sue spalle, ruotò velocemente la testa verso la direttrice, il petto magro ancora ansante per lo sforzo, gli occhi fuori dalle orbite per la foga del momento.
Forse, nella sua delirante e incrollabile presunzione, Eleonora pensava follemente che Sofia, riconoscendola, fosse arrivata di corsa per darle manforte, per cacciare senza cerimonie la ragazza indegna e assecondare i capricci violenti della sua cliente in tailleur bordeaux.
Ma si sbagliava di grosso, si sbagliava in un modo talmente catastrofico e definitivo che avrebbe, di lì a poco, distrutto ogni sua singola certezza terrena e sociale.
Senza rivolgere la minima parola di conforto, di saluto o di accondiscendenza a Eleonora, Sofia sollevò il pesante libro VIP con entrambe le mani ad un’altezza notevole.
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