Uscimmo dall’edificio del tribunale e l’aria fresca di Chicago mi investì il viso, portando con sé l’odore della pioggia che stava per cominciare a cadere. Il cielo era sempre grigio, ma tra i grattacieli del Loop intravedevo uno squarcio di azzurro intenso, bellissimo, che si faceva strada tra le nuvole.

«Tutto bene, Margaret?» mi chiese l’avvocato Vance, fermandosi sui gradini di marmo del palazzo di giustizia e aprendo il suo ombrello nero. «Vuoi che ti accompagni a casa in taxi?»

Sorrisi, scuotendo la testa, mentre tiravo fuori dalla borsa il mio ombrello pieghevole.

«No, Thomas, grazie» risposi, stringendogli la mano con una stretta ferma e calorosa. «Voglio farmi una passeggiata. Ho una casa ad aspettarmi, e una pentola di tè caldo che bolle sul fuoco. E per la prima volta in vita mia, non devo rendere conto a nessuno del tempo che ci metterò ad arrivare.»

Corsi leggera giù per i gradini, aprendo l’ombrello sotto le prime gocce di pioggia primaverile. Le strade di Chicago brulicavano di gente indaffarata, di taxi gialli che sfrecciavano tra i semafori, di luci che iniziavano ad accendersi nelle finestre degli uffici.

Ero sola? Forse sulla carta d’identità. Ma mentre camminavo a testa alta lungo Michigan Avenue, sentivo chiaramente la presenza invisibile ma salda di Robert al mio fianco, che mi accompagnava passo dopo passo verso la mia vera, inviolabile libertà.