«È lui,» mormorò Vanessa, e per la prima volta nella sua voce c’era una nota di puro, incontrollabile terrore. «Sterling ha saputo della registrazione. I suoi informatori erano alla festa stasera.»
Marcus guardò la porta del garage, poi si voltò verso la porta interna che conduceva al piano superiore della casa, dove la piccola Maya si trovava ancora chiusa nella sua cameretta con la baby-sitter, terrorizzata per quanto accaduto durante la festa.
Il suo istinto di padre, l’unica cosa vera e incontaminata rimasta in quel mare di menzogne, si risvegliò con una potenza dirompente. Non gli importava dei tre milioni di dollari. Non gli importava del suo nome, della sua carriera o del suo futuro. L’unica cosa che contava era proteggere Maya da qualunque mostro si trovasse al di là di quella porta.
«Sali al piano di sopra,» disse Marcus a Vanessa con un tono di voce così duro e glaciale da farla sussultare.
«Marcus, non puoi affrontarlo da solo…»
«Ho detto sali al piano di sopra!» ringhiò Marcus, avvicinandosi a lei con uno sguardo che non ammetteva repliche. «Chiuditi a chiave nella stanza di Maya. Se senti un qualsiasi rumore strano, prendi la bambina e scappa dalla finestra della cucina verso il bosco. Hai capito?»
Vanessa lo guardò per un istante, e nei suoi occhi passò un lampo di rispetto misto a una profonda vergogna. Per la prima volta dopo cinque anni, non era lei a gestire la situazione; era l’uomo che aveva sempre considerato troppo debole a prendere il controllo della nave che affondava.
Senza dire un’altra parola, Vanessa si voltò e si diresse a passi rapidi verso la scala interna, scomparendo nell’oscurità del corridoio.
Marcus attese che la porta di legno si chiudesse con un click secco. Poi si voltò verso il banco da lavoro, afferrò una pesante chiave inglese in acciaio temprato e la infilò nella tasca interna del cappotto.
Si avvicinò al pannello di controllo del garage e premette il pulsante di apertura.
Capitolo III: Il Prezzo del Sangue
Il portone metallico si sollevò con un cigolio prolungato, rivelando la notte tempestosa.
La pioggia cadeva a dirotto, creando un velo denso e lucido sull’asfalto del viale. Al centro del piazzale, una limousine nera con i vetri oscurati manteneva il motore acceso, il ronzio grave dell’otto cilindri che vibrava nel terreno.
La portiera posteriore si aprì lentamente.
Un uomo alto, sulla sessantina, scese dall’autovettura riparato da un ampio ombrello nero retto da un autista in livrea. Indossava un cappotto di cashmere grigio scuro e manteneva un portamento di un’eleganza severa, regale.
Julian Sterling.
Marcus uscì dal garage, fermandosi sotto la pioggia battente, incurante dell’acqua che gli inzuppava i capelli e il viso. Mantenbe le mani nelle tasche del cappotto, le dita strette intorno all’acciaio freddo della chiave inglese.
«Marcus,» esordì Sterling, la cui voce profonda e levigata riusciva a sovrapporsi senza sforzo al rumore della tempesta. «Ti chiedo scusa per l’orario e per l’intrusione poco elegante. Ma credo che tu ed io abbiamo una conversazione pendenza da troppo tempo.»
«La festa è finita, Sterling,» rispose Marcus, senza fare un solo passo indietro. «E le tue guardie del corpo non metteranno piede in questa casa.»
Sterling accennò un debole sorriso privo di calore, facendo un gesto con la mano per ordinare all’autista di rimanere indietro. Si fece avanti da solo, tenendo l’ombrello con una disinvoltura calcolata fino a fermarsi a due metri da Marcus.
«Vedo che la tua nuova moglie ti ha messo al corrente dei dettagli della nostra piccola architettura finanziaria,» disse Sterling guardando verso le finestre illuminate del primo piano. «Vanessa è sempre stata una donna di grande risorsa, ma purtroppo pecca di un difetto imperdonabile: pensa che il denaro possa comprare la lealtà assoluta. Io invece so che la lealtà si ottiene solo attraverso la verità o la totale eliminazione delle variabili incerte.»
«Mia figlia non è una variabile incerta,» disse Marcus sibilando attraverso i denti. «E tu non la toccherai mai.»
«Nostra figlia, Marcus,» lo corresse Sterling con una precisione chirurgica che fece tremare le vene ai polsi dell’architetto. «Biologicamente e legalmente, attraverso il contratto firmato da Elena prima della sua spiacevole scomparsa, Maya è un’erede legittima del patrimonio Sterling. L’unica erede, considerando l’incapacità dei miei figli legittimi di gestire persino un conto corrente bancario.»
Marcus sentì la rabbia montargli nel petto come una marea montante. «Elena ti ha venduto una bambina che non le apparteneva! Tu l’hai usata per le tue perversioni dinastiche! Io l’ho crescita, io l’ho consolata quando aveva la febbre, io sono suo padre!»
«E ti riconosco questo merito,» disse Sterling, il suo tono che rimaneva disgustosamente calmo e paternalistico. «Hai fatto un ottimo lavoro. Maya è una bambina intelligente, forte… forse fin troppo attenta ai dettagli della casa, considerando la piccola performance di stasera con la registrazione di sua madre.»
Sterling fece un altro passo avanti, riducendo la distanza tra loro a un solo metro. La luce dei fari della limousine illuminava i suoi occhi chiari, glaciali, privi di qualsiasi traccia di empatia umana.
«Non sono venuto qui per farti del male, Marcus,» continuò Sterling. «Sono venuto a farti un’offerta che un uomo intelligente come te non può rifiutare. Tra tre giorni, mia moglie ed io partiremo per la nostra tenuta in Svizzera. Tu e Maya verrete con noi. Ti verrà assegnato il controllo dello studio di architettura paesaggistica della fondazione a Ginevra, con uno stipendio di due milioni di dollari all’anno. A Maya verrà garantita la migliore istruzione del continente.»
«E Vanessa?» chiese Marcus con voce tirata.
Sterling fece una breve pausa, e il suo sorriso si fece ancora più sottile. «Vanessa ha adempiuto al suo compito. Ha protetto la bambina quando era troppo piccola per viaggiare, e ha mantenuto il segreto sull’incendio. Ma stasera ha dimostrato di essere instabile. Colpire mia figlia davanti agli invitati è stato un errore imperdonabile. Vanessa rimarrà qui. E si farà carico dell’intera responsabilità penale per la morte di Elena e per la manomissione dei fondi d’assicurazione. La procura ha già il suo fascicolo pronto.»
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