Maria gli accarezzò i capelli con le dita nodose, sorridendo dolcemente. “Sei stanco, Ale?”

“Un po’, nonna,” sussurrò lui, chiudendo gli occhi. “Oggi ho chiuso un capitolo importante. Un capitolo vecchio.”

“Il passato deve essere chiuso per far sbocciare il nuovo,” disse Maria, prendendo una rosa rossa dal cesto e posandogliela delicatamente sul petto. “Guarda cosa hai costruito, bambino mio. Guarda questa pace. Nessun palazzo di marmo varrà mai quanto il suono di questa risata.”

Alessandro aprì gli occhi e guardò Sofia che rincorreva la piccola Bianca sul prato verde. Sentì il calore della mano di sua nonna sulla sua spalla. Aveva ragione lei. Aveva rinunciato a un impero di finzione per costruire un regno di verità, e in quel momento, cullato dal profumo dolce e penetrante delle rose rosse, Alessandro Valenti seppe con assoluta certezza di essere l’uomo più fortunato del mondo. La ferita aperta in quella fredda sala da ballo anni prima si era finalmente e definitivamente chiusa, lasciando al suo posto radici così profonde e forti che nessuna tempesta avrebbe mai più potuto sradicare.