“Guardala bene da lontano, Eleonora,” dissi, le parole che cadevano pesanti e definitive come pietre tombali. “Perché questa è l’ultima volta che la vedi. Se vi avvicinate ancora a noi, se cercate di contattarci in qualsiasi modo, chiederò un ordine restrittivo. E sai benissimo che lo otterrò.”

Senza aggiungere altro, mi voltai. Theo mi mise una mano protettiva sulla schiena, camminando al mio fianco come un guardiano silenzioso e inarrestabile. Tornammo verso l’auto, lasciando Eleonora e mio padre fermi in mezzo al prato, due figure rigide e grottesche, ancorate a un passato fatto di apparenze che nessuno di noi voleva più comprare.

Mentre allacciavo Aurora nel suo seggiolino e chiudevo la portiera, mi sentii come se avessi espirato un respiro che trattenevo da trent’anni.

Theo mise in moto l’auto, afferrando la mia mano sulla console centrale. “Dove andiamo?” chiese, un sorriso caldo e complice che gli illuminava il viso.

Guardai avanti, verso la strada aperta, pulita e illuminata da un raggio di sole che rompeva le nuvole autunnali.

“A casa,” risposi. “Andiamo a casa.”