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«Ten minutes, Ghost-Thirteen», ripeté il colonnello Marcus Hail con una freddezza tagliente che fece svanire all’istante ogni residuo di formalità burocratica in quella sala briefing. Il silenzio che seguì fu così denso che sembrava quasi di poterlo toccare, rotto soltanto dal ronzio monotono dei proiettori e dal respiro trattenuto di centinaia di ufficiali che avevano improvvisamente capito di trovarsi spettatori di qualcosa di molto più grande di loro. Mio padre, il generale Arthur Neves, rimase immobile nella sua prima fila, con le spalle irrigidite e le mani serrate sui braccioli della sedia con una forza tale che le nocche gli erano diventate bianche.
Per tutta la sua vita aveva creduto di poter scrivere il copione della mia esistenza, di poter decidere quali battute mi fosse permesso pronunciare e quali ruoli potessi interpretare sul…