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Il silenzio che riempì la cucina fu così denso e freddo che persino il ticchettio dell’orologio a pendolo sulla parete sembrò farsi improvvisamente pesante. Ethan rimase immobile con le mani appoggiate sul bordo del tavolo in marmo, mentre ogni goccia di colore abbandonava definitivamente il suo viso, lasciandolo cinereo come se avesse visto un fantasma.
Le lettere di Brenda, la foto del piccolo Milo con il suo dinosauro di plastica e la petizione per la tutela legale giacevano esattamente in mezzo a noi, un cumulo…