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Il silenzio nella stanza divenne assordante. Le parole di Diane fluttuavano nell’aria, pesanti e tossiche, mescolandosi al profumo del cibo che avevo impiegato ore a preparare. Guardai la pirofila di ceramica fumante che avevo appena appoggiato. Poi guardai lei. Il suo sorriso compiaciuto, l’espressione di chi è abituato a calpestare gli altri senza mai affrontarne le conseguenze.
E in quel preciso istante, qualcosa dentro di me si spezzò. Non fu una crepa lenta, ma uno strappo violento, definitivo. Pensai a mia madre. Pensai alle sue mani…