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Il bruciore sulla mia guancia era acuto, un calore improvviso che si irradiava fino allo zigomo, ma il suono che dominò quel momento non fu l’eco dello schiaffo di Amanda. Fu il rumore aspro e metallico della cerniera che Michael stava aprendo. Fino a un istante prima, mio figlio era rimasto immobile, l’immagine perfetta della sconfitta, ma ora le sue mani tremavano mentre estraeva quella spessa busta marrone dal suo bagaglio rovinato.
Amanda sbiancò. L’arroganza che l’aveva spinta ad alzare le mani su di me, sulla soglia di casa mia, svanì come fumo soffiato via da un vento gelido. I suoi…