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Il dolore al polso era acuto, un bruciore improvviso che si irradiava fino al gomito, ma non era nulla in confronto al fastidio appiccicoso della crema al limone e dello champagne che ora impregnavano il pizzo blu scuro del mio vestito migliore. Non mi ero mai considerata una donna vanitosa, ma a settantacinque anni impari ad apprezzare la dignità di un abito ben tagliato. E Kristin Mathis me lo aveva appena rovinato, intenzionalmente, per il solo gusto di far ridere i suoi adulatori. Mi alzai lentamente, ignorando le fitte alle ginocchia. Non accettai la mano incerta che un giovane cameriere terrorizzato mi aveva offerto. Spolverai via un frammento di crostino dalla mia spalla con una calma glaciale, i miei occhi fissi su quelli di Kristin.
Lei sorrideva ancora, ma il suo sorriso cominciava a incrinarsi ai bordi. Forse si aspettava che scoppiassi a piangere. Forse si aspettava che chiamassi la sicurezza zoppicando, implorando giustizia…