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La ghiaia scricchiolava sotto i miei stivali di gomma, un suono che avevo sognato per centoventi notti in mezzo all’oceano. Era un rumore familiare, ma ora sembrava distorto, quasi soffocato da un basso martellante che vibrava nell’aria umida della sera. Lungo la stretta strada costiera che portava al mio rifugio, c’erano decine di macchine parcheggiate alla rinfusa.
Non riconoscevo nessuna di quelle auto sportive lucenti, né i grandi fuoristrada neri con i vetri oscurati. Il panico iniziò a stringermi lo stomaco, un nodo freddo che non aveva…