Eleanor lasciò la presa sui capelli di Claire, facendo un passo indietro con gli occhi spalancati dal terrore.
Trevor abbassò lentamente il braccio, il suo respiro affannoso tradiva un’improvvisa esitazione.
Il silenzio calò nella stanza, rotto solo dal gocciolare del sangue di Claire sul pavimento di marmo.
Un ultimo, devastante schianto fece saltare i cardini delle imponenti porte di quercia.
Il legno si spezzò con un gemito acuto, e le ante si spalancarono violentemente verso l’interno.
Sulla soglia apparve la figura imponente di un uomo avvolto nell’ombra, circondato dal freddo vento notturno.
I suoi occhi gelidi e spietati scrutarono la stanza, fermandosi immediatamente sulla figura ferita di Claire.
Era Alexander, l’uomo che l’intera città temeva più della morte stessa.
“Avevi detto che nessuno l’avrebbe salvata,” mormorò Alexander con una voce bassa che faceva gelare il sangue.
Trevor cercò di balbettare una scusa, ma le parole gli morirono miseramente in gola.
Alexander fece un passo avanti, e decine di uomini armati in abiti neri invasero il salone dietro di lui, bloccando ogni via di fuga.
Eleanor cadde in ginocchio, piangendo e implorando pietà per la sua vita.
Claire sorrise debolmente attraverso il dolore, sputando un grumo di sangue.
Sapeva che il vero incubo, questa volta, stava per iniziare proprio per la sua famiglia.
Nessuno di loro avrebbe mai più visto la luce del sole.
I tacchi delle scarpe in pelle di Alexander risuonarono come rintocchi funebri sul pavimento di marmo.
Ignorò completamente le suppliche disperate di Eleanor, che ora strisciava pateticamente verso di lui.
I suoi occhi erano fissi unicamente su Claire, studiando ogni livido, ogni goccia di sangue sul suo viso pallido.
Quando le fu vicino, la freddezza nel suo sguardo si sciolse in un’ombra di rabbia trattenuta e profonda preoccupazione.
Si tolse il costoso cappotto scuro e lo avvolse delicatamente intorno alle spalle tremanti della ragazza.
“Chi di voi due ha iniziato?” domandò Alexander, senza voltarsi, con un tono così calmo da risultare terrificante.
Trevor deglutì a fatica, il sudore freddo gli bagnava la fronte mentre cercava disperatamente le parole.
“Signor Alexander… vi prego, è un malinteso familiare, lei ci ha rubato dei soldi e ci ha provocato,” balbettò l’uomo, tremando come una foglia.
In un istante, Alexander si voltò e la sua mano scattò, afferrando Trevor per la gola con una forza disumana.
Lo sollevò da terra senza il minimo sforzo, mentre l’uomo robusto annaspava in cerca d’aria, il viso che diventava rapidamente viola.
“Un malinteso,” ripeté Alexander, stringendo la presa mentre Trevor scalciava inutilmente nel vuoto.
“Hai osato toccare ciò che mi appartiene, e hai il coraggio di chiamarla provocazione?”
Eleanor urlò, coprendosi il viso con le mani, terrorizzata dalla brutalità di quell’uomo inavvicinabile.
“Portateli nelle celle sotterranee,” ordinò Alexander con disprezzo, gettando Trevor a terra come se fosse spazzatura.
Quattro uomini in nero si fecero avanti immediatamente, afferrando i due aggressori senza alcuna delicatezza.
Trevor tossiva violentemente, mentre Eleanor veniva trascinata via di peso, le sue urla disperate che si perdevano nei lunghi corridoi della villa.
Alexander si inginocchiò di fronte a Claire, prendendo un fazzoletto di seta per pulirle delicatamente il sangue dal labbro ferito.
“Ho fatto tardi,” mormorò lui, e per la prima volta la sua voce tradì una nota di sincero rimorso.
Claire appoggiò la testa contro il suo petto, sentendo il calore confortante e il battito regolare del suo cuore.
“Sei arrivato esattamente in tempo per lo spettacolo,” rispose lei con un filo di voce, un sorriso spietato che le piegava le labbra.
Sapeva che la sua finta famiglia non l’avrebbe mai più usata, né maltrattata.
Da questa notte, sarebbero diventati i giocattoli rotti di Alexander, condannati a supplicare per una morte che non sarebbe mai arrivata.
L’uomo la prese tra le braccia, sollevandola con una facilità estrema, come se fosse fatta di piuma.
Mentre varcavano le doppie porte distrutte, Claire non si voltò indietro a guardare le rovine del suo passato.
Il buio della notte li avvolse, promettendo una nuova, inesorabile alba per chiunque avesse osato farle del male.
L’aria frizzante della notte accarezzò il viso ferito di Claire mentre Alexander la portava verso l’auto blindata che li attendeva nel vialetto.
Un autista in livrea aprì rapidamente lo sportello posteriore, chinando il capo in segno di assoluto e timoroso rispetto.
Alexander la adagiò sui sedili in morbida pelle nera con una cura che contrastava ferocemente con la violenza di pochi minuti prima.
Non appena si accomodò accanto a lei, il veicolo di lusso partì silenziosamente, immergendosi nella totale oscurità della strada alberata.
All’interno dell’abitacolo regnava un silenzio carico di tensione, interrotto solo dal respiro ancora tremante e irregolare della ragazza.
Lui non smetteva di fissarla, i suoi occhi scuri brillavano di un’intensità quasi dolorosa sotto le luci intermittenti dei lampioni che sfrecciavano fuori dal finestrino.
“Ho già fatto preparare la stanza medica nella mia tenuta,” le disse, rompendo finalmente quel mutismo opprimente con un tono rassicurante.
Claire annuì lentamente, sentendo la stanchezza e il dolore fisico prendere gradualmente il sopravvento sull’adrenalina che l’aveva tenuta in piedi.
La villa di Alexander si stagliava all’orizzonte come un castello inespugnabile, circondata da alti muri di pietra, telecamere di sicurezza e guardie armate.
Quando l’auto si fermò davanti all’imponente ingresso principale, lui la prese di nuovo in braccio, ignorando le sue deboli proteste di poter camminare da sola.
Un’équipe di medici privati li stava già aspettando nell’immenso atrio, illuminato a giorno da enormi lampadari di cristallo.
Alexander non permise a nessuno di toccarla, portandola lui stesso fino alla sofisticata clinica privata allestita nell’ala ovest della magione.
Le infermiere si mossero con estrema efficienza e silenzio, pulendo le sue ferite e applicando unguenti lenitivi sui graffi e sui lividi che le coprivano il corpo.
Mentre il medico capo le fasciava con cura il polso slogato, Alexander rimase in piedi in un angolo della stanza, con le braccia incrociate e un’espressione indecifrabile.
Nessuno del personale osava incrociare il suo sguardo, terrorizzati dalla furia silenziosa che ancora emanava dalla sua imponente figura.
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