Con un gesto deciso e naturale, strappò il documento in tanti piccoli pezzi, lasciando che il vento leggero li portasse via per sempre.
Non provava più rabbia verso il passato, né rancore verso chi aveva cercato di distruggere la sua serenità con mezzucci meschini.
Aveva capito che la vera forza di una donna non risiede nel vincere una competizione per amore, ma nel rifiutare di partecipare a giochi sleali.
Si toccò il ventre con un sorriso dolce, ricordando il bambino che aveva perso cinque anni prima e che adesso viveva per sempre nella sua memoria.
Sapeva che la strada davanti a sé sarebbe stata lunga e solitaria, ma per la prima volta nella sua vita camminava a testa alta e senza paure.
Il telefono nella sua tasca vibrò con una notifica irrilevante, ma Mariana decise semplicemente di spegnerlo per godersi quel momento di perfetta pace.
Il sole pomeridiano illuminava le facciate colorate delle case di Puebla, riflettendosi nei suoi occhi limpidi e finalmente liberi da ogni ombra.
Si alzò dalla panchina, sistemò il cappotto e riprese a camminare verso il futuro, pronta a scrivere una storia che finalmente le apparteneva davvero.
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