Mi sedetti.
“Per la notte?”
“Non lo so.”
Ecco di nuovo quella frase.
Questa volta l’ho lasciato correre.
“Dice che mi stai manipolando,” continuò.
“Certo che sì.”
“Dice che l’hai sempre odiata.”
“Non l’ho fatto.”
“Lo so.”
“Davvero?”
“Sì.”
La voce gli si spezzò.
“Credo di sì adesso.”
Fissai verso la finestra buia.
Poi Terrence disse: “Mamma, c’è un’altra cosa.”
“Cosa?”
“Quando ho chiesto del rilascio del vincolo, non ha chiesto quale vincolo.”
La mia mano si strinse attorno al telefono.
“Lo sapeva già.”
“Sì.”
“Te l’ha spiegato?”
“Ha detto che ero confuso.”
“Cosa hai detto?”
“Le ho mostrato il documento.”
“E poi?”
“Ha guardato la firma per forse due secondi.”
Respiravo a malapena.
“Poi ha detto che devi aver dimenticato di firmarlo.”
La stanza sembrava inclinarsi.
Continuò Terrence.
“Ma mamma…”
“Sì?”
“Non le ho mai detto che avevi detto che la firma era falsa.”
Chiusi gli occhi.
La verità non era ancora del tutto visibile.
Ma finalmente potevo vedere la sua ombra.
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