Provò solo un immenso, liberatorio senso di vuoto, seguito da una quiete profonda.
Si alzò in piedi lentamente, lasciando l’aula di tribunale senza voltarsi indietro neanche una volta.
All’esterno, la luce del sole di primavera illuminava le strade della città, splendida e accogliente come non l’aveva mai vista prima.
Fece un respiro profondo, sentendo l’aria fresca riempirle i polmoni senza alcun ostacolo chimico o psicologico.
Prese il telefono dalla tasca e inviò un breve messaggio al suo avvocato per confermare la chiusura definitiva del trust di famiglia.
I fondi recuperati sarebbero stati utilizzati interamente per pagarsi gli studi universitari in medicina e per fondare un centro di supporto psicologico destinato alle vittime di abusi familiari.
Camminava a testa alta sul marciapiede, sentendo il terreno solido e sicuro sotto i suoi piedi.
Nessun capogiro, nessuna nausea, nessun tremore alle mani.
Il suo corpo non era mai stato fragile.
Era semplicemente rimasto intrappolato in una prigione invisibile creata da chi avrebbe dovuto proteggerla.
Ora quella prigione era ridotta in cenere, e lei era finalmente la sola padrona della propria vita.

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