Seppi da Beatrice, una vecchia amica con cui ero rimasta in contatto, frammenti di ciò che stavo lasciando alle mie spalle. Marco ed Elena stavano affrontando un divorzio al vetriolo. Elena aveva tentato di addossare tutti i debiti a Marco, sostenendo che lui l’avesse costretta a fare spese folli per mantenere le apparenze. Marco aveva dovuto vendere la loro casa a un prezzo stracciato per coprire parte dei debiti e ora viveva in un monolocale in periferia. Giulia, d’altra parte, aveva perso il lavoro e aveva provato a cercare me, rintracciando le mie vecchie amicizie, implorando un prestito.
“Le ho detto che ti sei trasferita in Sud America,” mi raccontò Beatrice al telefono, ridendo. “E che hai cambiato identità.”
“Non sei andata troppo lontana dalla verità,” le risposi, sorridendo.
Alla fine del mio anno di vagabondaggio, trovai il mio posto nel mondo. Non era una villa sfarzosa, ma un piccolo casale in pietra sulle colline della Toscana, vicino a San Gimignano. Aveva un giardino selvaggio che implorava di essere curato, ulivi secolari e una vista che toglieva il fiato ogni singola sera.
Lo comprai senza battere ciglio.
La ristrutturazione richiese mesi, ma fu un lavoro d’amore. Scelsi ogni singola piastrella, ogni trave di legno, ogni colore per le pareti. Questa volta non c’erano mariti da accontentare, né figli a cui lasciare spazio. C’era solo la mia visione, il mio gusto, il mio santuario.
Una sera di fine settembre, ero seduta sulla veranda del mio casale appena ultimato. Il sole stava tramontando, tingendo il cielo di sfumature viola, arancioni e oro. Avevo un calice di Vernaccia tra le mani e un libro aperto sulle ginocchia. Il profumo del rosmarino e della lavanda si mescolava all’aria fresca della sera.
Il mio nuovo telefono squillò. Era un numero sconosciuto. Per un momento, il vecchio istinto mi fece stringere lo stomaco. Poteva essere lui? Poteva avermi trovata?
Risposi. “Pronto?”
“Signora Marta? Sono il signor Rossi, del vivaio. Volevo avvisarla che le piante di limone che aveva ordinato sono arrivate. Possiamo consegnarle domani mattina.”
Un sorriso ampio e genuino mi illuminò il viso. “Perfetto, signor Rossi. Vi aspetto per le dieci. Ci sarà il caffè caldo per voi.”
Riagganciai. Guardai il panorama davanti a me, le colline che si perdevano all’orizzonte. Ero sopravvissuta al tradimento più atroce, alla distruzione delle mie illusioni materne, e ne ero uscita non solo intatta, ma più forte. Avevo bruciato la vecchia foresta marcia della mia vita per permettere a qualcosa di nuovo e bellissimo di crescere.
Presi un sorso di vino e chiusi gli occhi, ascoltando il canto dei grilli. Per la prima volta nella mia vita, non stavo aspettando nessuno. E per la prima volta nella mia vita, avevo esattamente tutto ciò che desideravo.
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