Il Millennium Biltmore Hotel rifulgeva di un lusso sfacciato. Il salone dei ricevimenti, con i suoi soffitti affrescati in stile rinascimentale, i pesanti lampadari di cristallo e gli specchi dorati, ospitava l’intera élite di Los Angeles. Camerieri in livrea scivolavano silenziosamente tra gli ospiti, vassoi d’argento carichi di tartine al caviale e champagne Cristal alla mano. L’orchestra suonava una sinfonia leggera, un tappeto sonoro perfetto per le menzogne che venivano sussurrate tra un accordo d’affari e l’altro.
Il nostro ingresso non passò inosservato.
Da cinque anni, Lessie Fallon era diventata una sorta di leggenda metropolitana, uno spirito vendicativo che si diceva si fosse ritirato a vita privata. Il mio ritorno in società, sottobraccio al giovane e brillante avvocato che aveva contribuito a distruggere Julia Goddard, creò un increspatura immediata nella folla. Le conversazioni si interruppero a metà, le teste si voltarono, gli sguardi si incrociarono. Sentivo la tensione scricchiolare nell’aria, spessa come l’umidità di agosto.
E poi, lo vidi.
Marcus Vance era al centro della sala, circondato da un capannello di banchieri e investitori. Era un uomo alto, sulla sessantina, con capelli d’argento tagliati con precisione militare e un viso spigoloso che sembrava scolpito nella pietra focaia. I suoi occhi, di un azzurro sbiadito, freddo e inespressivo, si incatenarono ai miei.
Vidi il muscolo della sua mascella contrarsi, ma il suo sorriso pubblico rimase intatto. Si congedò dai banchieri e iniziò a camminare verso di noi, fendendo la folla con l’arroganza di un re nel suo castello.
“Signora Fallon,” disse Vance, fermandosi a un passo da noi, la voce baritonale liscia come l’olio. “Che immensa sorpresa. Credevo che la sua salute le impedisse di partecipare agli eventi mondani. E vedo che ha portato con sé il suo… figlioccio. L’avvocato Alvarez, se non sbaglio.”
“La mia salute è eccellente, signor Vance,” risposi, non abbassando lo sguardo di un millimetro. “Ma la ringrazio per il suo delicato pensiero di questa mattina. Una rosa di zucchero rotta è un promemoria tanto pittoresco quanto inutile. A differenza della pasticceria, la verità non si sbriciola se la schiacci.”
Vance emise una risata bassa, priva di gioia. “Signora Fallon, lei vive ancora nel passato. Parla per enigmi, circondata dai fantasmi di Robert e Julia. Ma questa è la mia serata. Questo è il futuro di Los Angeles. E non permetterò a una vecchia rancorosa e a un ragazzino in vena di crociate di rovinare i miei affari. Godetevi lo champagne. Spero solo che stasera non ci siano incidenti sfortunati… l’ultima volta che l’ho vista a una festa, ricordo che ha avuto dei problemi di equilibrio.”
Fu un insulto così basso e calcolato che sentii il braccio di David irrigidirsi sotto la mia mano. Prima che David potesse rispondere, strinsi la presa sul suo polso, fermandolo.
“I miei problemi di equilibrio sono storia passata, Marcus,” risposi, usando per la prima volta il suo nome di battesimo con gelido disprezzo. “Ciò che dovrebbe preoccuparla, invece, è il crollo imminente delle sue fondamenta. E a proposito di fondamenta…”
Lanciai un’occhiata oltre la sua spalla, individuando il presidente della commissione bancaria dello stato, Thomas Sterling (cugino di Richard), che si avvicinava insieme al senatore Hastings. “…Credo che gli uomini con cui sta per firmare quegli accordi multimilionari abbiano diritto di sapere dove stanno finendo i loro soldi.”
Il sorriso di Vance si spense del tutto. “Cosa sta blaterando?” sibilò a denti stretti.
“Sto parlando del complesso di Koreatown,” intervenne David, la sua voce risuonante e ferma, capace di zittire il brusio circostante. “Sto parlando della Vanguard Holdings, la società paravento che lei controlla tramite un trust fiduciario in Delaware. E sto parlando dei bonifici per un totale di trecentomila dollari che lei ha inviato al cognato dell’ispettore edile per falsificare un rapporto di inagibilità strutturale.”
Vance impallidì, ma si riprese in un istante. “Sei pazzo. Queste sono accuse infondate e diffamatorie. Ti denuncerò per calunnia prima di domattina.”
“Difficile, signor Vance,” ribatté David, aprendo con flemma la giacca del suo smoking ed estraendo una spessa busta di carta kraft. La tenne in mano affinché tutti, inclusi i banchieri che si erano avvicinati incuriositi, potessero vederla. “Queste sono copie dei registri bancari, delle intercettazioni ambientali, e delle dichiarazioni giurate di quaranta inquilini che descrivono le estorsioni notturne perpetrate dalle guardie private da lei assunte. Abbiamo già consegnato gli originali al procuratore distrettuale e…” David controllò il suo orologio da polso d’oro, “…all’FBI, che ha appena ottenuto un mandato federale per perquisire i suoi uffici, poiché le sue società offshore violano l’accordo di immunità che aveva firmato cinque anni fa. Ricorda? La clausola che le impediva di partecipare ad attività finanziarie occulte per un decennio?”
Il silenzio che calò nel salone del Biltmore fu assoluto, profondo e devastante. Era lo stesso silenzio che aveva avvolto il giardino di Beatrice, ma questa volta, la preda non ero io.
Vance si guardò intorno. I banchieri, gli investitori immobiliari, i politici con cui aveva brindato fino a due minuti prima… tutti facevano un passo indietro. Nessuno voleva essere visto troppo vicino all’epicentro di un’esplosione nucleare legale. L’odore della frode federale era un repellente immediato per il denaro.
“Stai bluffando,” sussurrò Vance, ma il tremore nella sua voce lo tradì.
In quel momento, le pesanti porte a doppio battente del salone si aprirono. Sei uomini in completo scuro e auricolare entrarono nella sala, muovendosi con un’efficienza militaresca che non ammetteva repliche. Agenti speciali dell’FBI.
Marcus Vance li vide, e la sua espressione di pura arroganza si sgretolò in un istante, sostituita da un panico crudo e animalesco. Guardò me, i suoi occhi che supplicavano silenziosamente una via d’uscita, una pietà che non avrebbe mai trovato.
“Le avevo detto che la verità non si sbriciola,” mormorai, fissandolo mentre gli agenti si facevano strada tra la folla. “Ha distrutto Robert Goddard. Ha manipolato Julia. Ha cercato di intimidire questo brillante giovane uomo e ha cercato di spaventare me. Ma il suo tempo è scaduto, Marcus. Questa è la sua ultima festa.”
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