Lei impallidì visibilmente, guardandosi intorno come se si aspettasse di vedere dei cecchini alle finestre.

“Non farti prendere dal panico,” le ordinai severamente. “Voglio che tu accenda il tuo telefono. Voglio che chiami il numero che ti hanno lasciato. E dirai loro esattamente queste parole: ‘Mia sorella ha trovato il registro hardware di Ethan. Ha i due milioni. È disposta a scambiarli per la mia vita e quella della mia famiglia.'”

“Non ci crederanno mai,” sussurrò lei, piangendo. “Sanno che ci odiamo. Perché dovresti pagare per me?”

“Perché dirai loro che io voglio comprarmi la tranquillità, e che pagare due milioni è per me spiccioli pur di non avere la mafia di Miami sulla soglia di casa.” Le porsi il telefono. “Fallo.”

Vanessa compose il numero con le dita che le tremavano. Mise in vivavoce, come le avevo indicato. Dopo due squilli, una voce roca, priva di qualsiasi inflessione emotiva, rispose in inglese. “Dimmi che hai buone notizie, Vanessa, o giuro che comincio con le ginocchia di tuo padre.”

Lei mi guardò, terrorizzata. Feci un cenno secco con la testa.
La voce di Vanessa si incrinò. “I-io non li ho. Ma mia sorella sì. Claire ha trovato una chiavetta di Ethan tra le sue vecchie cose. Ha accesso ai fondi offshore. È disposta a trasferirvi i soldi. Ma vuole farlo di persona, in un luogo neutrale. Se lasciate in pace me e i miei genitori per sempre.”

Ci fu un lungo momento di silenzio dall’altra parte. L’uomo stava soppesando l’informazione. Sapevano chi ero; sapevano che ero stata io a far condannare Ethan.

“Dove?” chiese infine la voce.

Feci cenno a Vanessa di allontanarsi e presi il telefono, parlando direttamente al microfono. “Al Grand Hotel Excelsior Vittoria, a Sorrento. Domani alle 14:00. Nella terrazza esterna. Ci saranno decine di turisti, quindi non provate a fare giochetti. Venite con un portatile e una connessione sicura. Farò un bonifico in criptovalute dal conto fantasma di Ethan. E poi non voglio mai più sentire nominare la città di Miami. Chiaro?”

L’uomo ridacchiò, un suono inquietante. “A domani, Claire. Sei molto più intelligente del tuo ex.”
La linea cadde.

La mattina dell’incontro, il golfo di Napoli era di una bellezza mozzafiato. Il mare brillava, e il Vesuvio si stagliava nitido all’orizzonte. Indossavo un completo di lino bianco firmato, occhiali da sole scuri e un largo cappello a tesa larga. Sembravo l’epitome della ricca espatriata senza preoccupazioni. Dentro la mia borsa di Hermès, c’era un finto ledger hardware USB e un localizzatore GPS acceso.

L’Excelsior Vittoria era affollato di turisti facoltosi, uomini d’affari e camerieri eleganti. Mi sedetti a un tavolo d’angolo sulla magnifica terrazza a picco sul mare, ordinando uno spritz. Ogni cameriere che serviva nella mia zona, ogni turista apparentemente distratto che leggeva il giornale ai tavoli vicini, era un agente sotto copertura della DIA italiana o dell’Interpol. Miller non aveva badato a spese per proteggere la sua testimone chiave.

Alle 14:00 esatte, due uomini si avvicinarono al mio tavolo. Indossavano abiti estivi leggeri, ma il modo in cui camminavano tradiva la loro natura di predatori. Quello che aveva parlato al telefono si sedette di fronte a me, mentre il secondo rimase in piedi, scrutando l’orizzonte.

“Signorina Claire,” disse l’uomo seduto, sfoderando un sorriso gelido. “Hai una location davvero pittoresca.” Appoggiò un piccolo portatile sul tavolo. “Facciamola breve. Abbiamo un aereo privato che ci aspetta a Capodichino. Mostrami il wallet, fai il trasferimento di due milioni in Bitcoin al nostro indirizzo, e noi spariamo dalla tua vita e da quella della tua deliziosa sorellina.”

Feci un sorso del mio spritz, lentamente. Mi tolsi gli occhiali da sole, fissandolo dritto negli occhi. Non provavo paura. Provavo solo il disprezzo profondo per uomini che pensavano di poter risolvere tutto con la brutalità.

Infilai la mano nella borsa ed estrassi la chiavetta USB argentata, posandola sul tavolo di marmo accanto al suo portatile. L’uomo fece per prenderla, ma io ci misi la mano sopra, fermandolo.

“C’è un piccolo problema,” dissi, la mia voce un sussurro pericoloso.

L’uomo si accigliò, la mano scivolò impercettibilmente verso l’interno della sua giacca. “Non giocare con me, ragazzina. Cosa significa?”

“Significa che non ho mai trovato i soldi di Ethan. Quei due milioni se li è bruciati tutti prima che lo arrestassero, cercando di coprire altre perdite.” Sorrisi, inclinando la testa. “Ma in compenso, su questa chiavetta c’è un malware che si è appena installato nel tuo portatile nel momento in cui ti sei connesso al Wi-Fi fasullo che i miei amici hanno creato apposta per te in questo perimetro.”

L’uomo sbiancò. Guardò lo schermo del suo computer, che si era improvvisamente oscurato mostrando solo il sigillo dell’Interpol.

“E significa,” continuai inesorabile, “che in questo esatto momento, gli agenti federali stanno facendo irruzione nei server dei vostri uffici a Miami e nei vostri conti offshore a Panama.”

Il sicario si alzò di scatto, rovesciando la sedia, la mano che scattava verso la pistola sotto la giacca. Ma non fece in tempo nemmeno a sfiorare l’arma.

In una frazione di secondo, il cameriere elegante che mi aveva servito lo spritz gli piombò addosso, bloccandogli il braccio dietro la schiena con una leva articolare devastante. Il “turista” seduto al tavolo vicino estrasse un’arma d’ordinanza, puntandola dritto alla testa del secondo uomo. Da ogni angolo della terrazza, agenti in borghese conversero sui due criminali, ammanettandoli e disarmandoli prima che i veri clienti dell’hotel potessero persino capire cosa stesse succedendo.

Rimasi comodamente seduta, finendo il mio drink mentre i due venivano trascinati via, sputando maledizioni. Il capo delle operazioni dell’Interpol si avvicinò al mio tavolo, sistemandosi la giacca.

“Lavoro pulito, signorina. Miller le manda i suoi saluti da New York. Abbiamo le prove che ci servivano per incastrare l’intero vertice dell’organizzazione.”

“Ringraziate Miller da parte mia,” risposi, alzandomi e prendendo la mia borsa. “E ricordategli il nostro accordo. Il mio nome scompare da questa faccenda.”