“Vogliono il monopolio sulle mie pietre, Alessandro. E sanno che tu stai iniziando a importare grezzi dai mercati africani saltando i loro intermediari. Ci stanno avvertendo.” Maeve si appoggiò al bordo della scrivania. “Se non mi presento a Parigi, attaccheranno le tue rotte marittime. O peggio.”
Alessandro afferrò le due metà del diamante e le stritolò nel pugno, come se volesse polverizzare il carbonio cristallizzato a mani nude. “Andranno in frantumi loro. Richiamo i capi mandamento. Mando duecento uomini a Parigi stasera stessa. Brucerò i loro depositi lungo la Senna prima che il sole tramonti.”
“No.” Maeve gli posò una mano sul braccio, sentendo la tensione d’acciaio sotto la camicia di lino. “Una guerra aperta per le strade di Parigi attirerebbe l’Europol, l’Interpol e ogni singola agenzia di sicurezza. Richter è protetto politicamente. Se gli spari, diventi un terrorista. Non possiamo combattere il Cartello di Anversa con i proiettili, Alessandro.”
Lui la guardò, i suoi occhi neri fiammeggianti di furia protettiva. “Nessuno ti minaccia, Maeve. Nessuno.”
“E nessuno mi toccherà,” rispose lei, accarezzandogli la guancia con il pollice. “Perché non useremo i fucili. Useremo le gemme. Klaus Richter è un purista, un fanatico del controllo del mercato. Il suo intero impero si basa sull’illusione della scarsità e sulla certificazione di autenticità. Distruggeremo quell’illusione.”
Alessandro inclinò la testa, la rabbia che lentamente cedeva il passo a una curiosità letale. “Dimmi cosa hai in mente, regina mia.”
“Andremo a Parigi,” dichiarò Maeve, i suoi occhi che brillavano della stessa luce dura del granato verde che stava analizzando poco prima. “La prossima settimana c’è l’Asta del Secolo al Grand Palais. Richter presenterà L’Occhio della Zarina, uno zaffiro blu da cento carati che sostiene essere incontaminato. Ma io so qualcosa che lui ignora. So chi lo ha tagliato originariamente cent’anni fa. E so che quell’asta è una frode gigantesca per riciclare fondi neri del Cartello.”
Il sorriso di Alessandro riapparve, lento, oscuro e meraviglioso. Baciò il palmo della mano di sua moglie. “Come facciamo a distruggerlo dall’interno?”
“Mi serve un laboratorio a Parigi, completamente isolato,” spiegò Maeve, la sua mente già in movimento, calcolando angoli, rifrazioni e reazioni chimiche. “E mi serve che tu faccia entrare mezza tonnellata di diamanti sintetici di grado industriale in Francia, passando sotto il naso delle dogane di Richter. Vogliono vedere cosa sa fare la Signora Greco? Glielo farò vedere. Fino ad accecarli.”
Tre giorni dopo, Parigi li accolse con un cielo grigio piombo e un freddo tagliente che penetrava fino alle ossa. Alessandro non si era mosso con un esercito visibile, ma la città era invisibilmente saturata dai suoi uomini. Rocco e una dozzina di ex forze speciali operavano nell’ombra, garantendo che ogni spostamento di Maeve fosse coperto da tre angolazioni diverse.
Avevano affittato l’intero ultimo piano di un hotel a cinque stelle a Place Vendôme, il cuore pulsante dell’alta gioielleria mondiale. Mentre Alessandro tesseva la sua tela di corruzione e intimidazione tra i banchieri svizzeri che coprivano i conti di Richter, Maeve lavorava ininterrottamente.
Non dormiva. Non mangiava quasi nulla. Tagliava.
Aveva portato con sé il diamante nero grezzo, quello che aveva sfaccettato sul Sovereign, e lo aveva incastonato al centro di un sautoir di platino lungo fino alla vita, circondato da centinaia di minuscoli diamanti sintetici che lei stessa aveva sottoposto a un trattamento termico estremo, alterandone la struttura molecolare per farli brillare con una luminescenza quasi radioattiva. Era un pezzo che violava ogni regola della gioielleria classica di Anversa. Era aggressivo, oscuro, ipnotico. Era una dichiarazione di guerra da indossare.
La sera dell’asta al Grand Palais arrivò con l’eleganza asettica tipica dei grandi eventi parigini. L’alta società europea, i monarchi mediorientali, i finanzieri russi e i baroni del crimine asiatico si mescolavano sotto la gigantesca cupola di vetro e acciaio, bevendo champagne Dom Pérignon e scambiandosi cortesie false come banconote contraffatte.
Klaus Richter teneva banco al centro della sala. Alto, biondo, con gli occhi azzurri pallidi e un abito da sera che costava quanto un’automobile sportiva, emanava un senso di superiorità glaciale. Il Cartello di Anversa non aveva mai perso una battaglia. Fino a quella sera.
Quando le doppie porte di mogano del salone principale si aprirono, un silenzio assoluto, pesante e improvviso, calò sui trecento ospiti.
Alessandro Greco fece il suo ingresso. Non indossava lo smoking d’ordinanza, ma un abito scuro dal taglio netto, privo di cravatta, il colletto della camicia nera sbottonato. La sua presenza da sola era sufficiente ad abbassare la temperatura della stanza. La violenza che emanava era così radicata e controllata da risultare assordante.
Ma fu la donna al suo braccio a rubare il respiro all’intera élite di Parigi.
Maeve indossava un abito di velluto di seta color rosso sangue, aderente come una seconda pelle, con una scollatura profonda che terminava al centro del petto. E lì, adagiato sulla sua pelle nuda, brillava il sautoir di platino con il diamante nero. La pietra scura assorbiva la luce dei lampadari di cristallo, mentre la rete di diamanti sintetici la circondava con un’aura letale, quasi aliena. Non c’era un singolo gioiello in tutta la sala del Grand Palais che potesse competere con quella forza primordiale.
Richter si bloccò, il bicchiere a mezz’aria. Il suo sguardo passò da Alessandro a Maeve, e si posò sul diamante nero. Riconobbe immediatamente la firma del taglio, la precisione impossibile, l’assenza totale di paura nel trattare la materia grezza. La Signora Greco non era venuta a inginocchiarsi. Era venuta a reclamare il trono.
Alessandro guidò Maeve attraverso la folla, che si apriva davanti a loro come grano davanti alla falce. Si fermarono esattamente di fronte a Richter.
“Klaus,” disse Alessandro, la voce piana e amichevole, un contrasto terrificante con l’odio che gli ardeva negli occhi. “Spero di non essere in ritardo per l’esposizione. Ho ricevuto la tua scatola. Il servizio postale è terribile ultimamente, sembra che i pacchi arrivino rotti.”
Richter deglutì, recuperando rapidamente la sua maschera di arroganza. “Alessandro Greco. Che sorpresa inaspettata. E questa deve essere l’ineffabile Maeve. Il vostro lavoro è… interessante, signora. Molto moderno. Ma forse troppo aggressivo per il mercato europeo.”
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