“Hai appena rovesciato un impero secolare con una lampadina da trenta euro,” sussurrò lui, avvicinandosi e prendendole il bicchiere di mano per posarlo. La tirò a sé, baciandole il collo, proprio sotto il fermaglio di platino del sautoir. “Ogni giorno mi innamoro della tua mente sempre di più.”

“E tu hai paralizzato il cuore di Parigi senza sparare un solo colpo,” rispose Maeve, chiudendo gli occhi mentre le sue mani gli scompigliavano i capelli scuri. “Stiamo diventando una squadra troppo efficiente.”

“Siamo i padroni di questo fottuto mondo, Maeve,” dichiarò Alessandro contro le sue labbra, la voce intrisa di una devozione feroce e incondizionata. “Il Cartello di Anversa non esiste più. I Van Der Berg sono concime per vermi. Nessuno si frappone tra la luce delle tue pietre e l’impero che sto costruendo per te.”

La baciò con la stessa intensità bruciante della carica termica che l’aveva salvata settimane prima. Mentre la Rolls-Royce fendeva la notte parigina verso l’aeroporto privato dove li attendeva il loro jet, Maeve strinse il tessuto della camicia di Alessandro. Aveva vissuto la prima metà della sua vita nelle ombre di un seminterrato, piegandosi ai voleri di mediocri. Ma l’uomo che la stringeva a sé l’aveva trascinata alla luce, rivelando sfaccettature della sua anima che lei stessa ignorava di possedere. E in quella luce cruda, spietata e bellissima, Maeve De Luca Greco sapeva di essere esattamente dove doveva essere. Regina incontrastata del sindacato, guardiana del fuoco e signora del buio.