“So qual è il tuo punto debole, Ethan,” disse Thorne, con una crudeltà vellutata. “So che ti hanno portato via tuo figlio. Con questi soldi, e con i miei avvocati, potrai intentare una causa per rivedere l’affidamento. Potrai tornare a fare il padre. Ma devi aiutarmi a distruggere lei.”

Ethan guardò la foto.

Ritraeva Leo, che ora aveva otto anni. Stava giocando a calcio in un parco autunnale. Aveva i capelli scuri e disordinati, un sorriso enorme, radioso. Indossava la maglia della sua squadra, sporca di fango, e sembrava l’immagine stessa della felicità.

Il cuore di Ethan si fermò. Per un istante infinito, il mondo smise di girare. Allungò una mano tremante e sfiorò la superficie lucida della foto, tracciando i lineamenti del figlio che non aveva mai potuto abbracciare.

Il dolore, puro e lancinante, gli squarciò il petto.

“Pensaci, Calloway,” disse Thorne, mentre l’auto si accostava di nuovo vicino al vicolo del diner. “Hai tempo fino a dopodomani. Grace terrà un discorso di gala all’Hotel Pierre giovedì sera per il decimo anniversario dell’azienda. Lì lanceremo la bomba. Se sei con noi, chiamami a questo numero.”

Thorne gli infilò un biglietto da visita nel taschino della camicia di flanella. “O resti un lavapiatti per il resto dei tuoi giorni, o ti riprendi la tua vita e, forse, tuo figlio.”

Ethan scese dall’auto sotto la pioggia battente. Stringeva la fotografia di Leo al petto, riparandola dall’acqua, come se fosse l’unica cosa sacra rimasta al mondo. La Mercedes nera scivolò via nella notte, lasciandolo da solo nel buio, a lottare contro la tentazione più grande della sua vita.

Capitolo 7: La Scacchiera di Cristallo

L’attico di Julian Sterling a Tribeca era silenzioso. La vetrata offriva una vista mozzafiato sullo skyline illuminato, ma Grace non stava guardando il panorama.

Camminava avanti e indietro, stringendo un bicchiere di acqua frizzante. Indossava abiti comodi da casa, ma la sua mente era al lavoro a mille all’ora.

Julian era seduto sul divano in pelle, analizzando alcuni grafici su un tablet.

“Marcus Thorne sta rastrellando azioni tramite società prestanome in Delaware,” disse Julian, rompendo il silenzio. “Ha accumulato quasi il quattro percento in tre giorni. Sta preparando un attacco. E le mie fonti a Wall Street dicono che sta per far uscire una storia bomba alla stampa giovedì sera, in concomitanza con il nostro gala.”

Grace si fermò. “Che tipo di storia?”

“Non lo so per certo,” rispose Julian, corrugando la fronte. “Ma i detective privati che abbiamo assunto per monitorare la situazione hanno rilevato movimenti strani. Vanessa Reed è a New York da due giorni. Thorne l’ha messa in una suite al Plaza. E…” Julian esitò, alzando lo sguardo su Grace.

“E cosa, Julian?” chiese lei, la voce che si faceva fredda, in allerta.

“Ethan è uscito tre mesi fa. Ieri sera, l’auto di Thorne è stata vista vicino al posto di lavoro di Ethan nel Queens. Sono stati nella stessa auto per mezz’ora.”

Il bicchiere nella mano di Grace tremò per una frazione di secondo, poi la sua presa divenne di ferro. Ethan. Erano passati otto anni, ma il solo suono di quel nome era sufficiente a evocare l’odore acre del tradimento.

“Pensi che Thorne stia cercando di usare Ethan contro di me,” disse Grace, non una domanda, ma una deduzione.

“È il modus operandi perfetto,” confermò Julian, alzandosi. “Se Ethan e Vanessa fanno fronte comune, accusando te e me di frode, estorsione e complotto, i giornali scandalistici impazziranno. La SEC aprirà un’indagine preventiva, il titolo crollerà e Thorne lancerà la sua OPA a prezzo stracciato. È una strategia sporca, ma efficace.”

Grace guardò il cielo notturno di Manhattan. “Ethan non ha i soldi per difendersi dalle denunce di calunnia che gli faremmo. Thorne deve averlo comprato.”

“Probabilmente gli ha offerto un mare di soldi. Ed Ethan è disperato,” aggiunse Julian, avvicinandosi. “Grace, dobbiamo prepararci al peggio. Forse dovremmo rimandare il gala. Limitare i danni.”

“No,” rispose Grace, girandosi di scatto. I suoi occhi brillavano di una determinazione feroce. “Niente passi indietro. Aura Systems è forte. Se Thorne vuole una guerra mediatica, la affronteremo. Ma non mi farò dettare l’agenda da un ex marito criminale e da una sua vecchia amante.”

“E per quanto riguarda Leo?” chiese Julian dolcemente. Sapeva che quella era l’unica vera vulnerabilità di Grace.

Il volto di Grace si ammorbidì impercettibilmente, per poi indurirsi di nuovo, stavolta con l’istinto di protezione di una madre. “Raddoppia la sicurezza di Leo a scuola. Ethan ha ancora l’ordine restrittivo, ma se Thorne gli ha promesso aiuto legale per rivedere l’affidamento, Ethan potrebbe tentare di avvicinarsi. Non permetterò che quell’uomoinquini la vita di mio figlio. Mai.”

Julian annuì. “Mi occupo io della sicurezza. Giovedì sera, al gala, i nostri legali saranno pronti a emettere mandati di cessazione e desistenza immediati non appena Thorne muoverà le sue pedine. Sarà una partita a scacchi sporca, Grace.”

“Non preoccuparti, Julian,” disse Grace, sistemandosi con eleganza una ciocca di capelli dietro l’orecchio. “So come giocare con le pedine nere.”

Capitolo 8: Il Gala

La sala da ballo del Pierre Hotel era un oceano di seta, diamanti e abiti da sera neri. Il decimo anniversario di Aura Systems era l’evento mondano dell’anno.

Grace scese l’imponente scalinata di marmo indossando un abito da sera verde smeraldo, un capolavoro di sobrietà ed eleganza, impreziosito solo da una collana di diamanti essenziale. Sorrideva ai fotografi, stringeva le mani agli investitori, ed era l’immagine stessa del potere e del successo femminile. Julian era al suo fianco, una guardia del corpo miliardaria con uno smoking impeccabile.

Nonostante la calma apparente, l’atmosfera per Grace e Julian era elettrica. I loro avvocati erano appostati nelle salette laterali, i telefoni alla mano, pronti a intervenire se le redazioni dei giornali avessero chiamato per annunciare l’inizio della campagna diffamatoria di Thorne.

Erano le 21:30. Il momento clou della serata si avvicinava. Grace stava per salire sul palco per il suo discorso.

Fu in quel momento che Marcus Thorne fece il suo ingresso.