“Hai avuto la sfacciataggine di falsificare la mia firma su un documento legale per concedere in comodato d’uso gratuito il mio personale appartamento a una certa Renata Paredes e a sua figlia.”
La parola ‘falsificato’ risuonò come uno sparo assordante nel corridoio improvvisamente ammutolito, facendo sussultare più di un infermiere.
Il primario del reparto di chirurgia cardiotoracica, l’anziano e rispettato dottor Silva, che era rimasto prudentemente in disparte fino a quel momento, si avvicinò con un’espressione severa e accigliata.
“Dottor Cárdenas, le chiedo formalmente se c’è un fondo di verità in queste gravissime accuse mosse da sua moglie,” domandò il primario con una voce autoritaria che non ammetteva esitazioni.
Mauricio sudava freddo copiosamente, del tutto incapace di formulare una risposta sensata, logica o coerente di fronte al suo mentore e superiore diretto.
“Si tratta solo di un banale malinteso familiare di natura burocratica, dottor Silva, le assicuro che lo risolveremo tra di noi,” balbettò Mauricio, disperato nel tentativo di salvare la sua reputazione professionale ormai in frantumi.
“Falsificare abilmente una firma su un contratto formale per frodare un’istituzione scolastica statale e usare indebitamente e senza permesso una proprietà privata non è definibile come un malinteso,” lo corresse Valeria, implacabile e spietata come un giudice durante un processo.
“Per la cronaca, Mauricio, è un reato penale molto grave, punibile dalla legge con la reclusione, e intendo perseguirlo fino all’ultimo grado di giudizio.”
Valeria si voltò elegantemente verso il bancone della reception e prese uno dei costosi dolci incartati che aveva portato poco prima.
“Prendi una caramella per gli zuccheri, Mauricio, ti vedo un po’ troppo pallido per i miei gusti,” gli disse con finta dolcezza, lanciandogli il piccolo dolce che gli rimbalzò sul petto prima di cadere miseramente a terra.
Senza aggiungere un’altra singola parola, Valeria afferrò saldamente il manico del passeggino di Mateo, si voltò sui tacchi e iniziò a camminare verso l’uscita.
“Valeria, ti prego, fermati immediatamente e parliamone!” gridò Mauricio, facendo un passo in avanti e cercando disperatamente di seguirla lungo il corridoio.
Ma il dottor Silva gli mise una mano ferma e pesante sulla spalla tremante, bloccandolo letteralmente sul posto.
“Credo proprio che lei debba venire nel mio ufficio per un colloquio formale immediatamente, dottor Cárdenas, e le consiglio di chiamare un buon avvocato,” ordinò il primario con un tono grave e definitivo.
Valeria camminò a testa altissima e con passo fiero fino agli ascensori principali, sentendo gli sguardi infuocati e i sussurri incessanti di tutto il personale bruciarle inesorabilmente sulla schiena.
Quando le porte metalliche dell’ascensore si chiusero definitivamente davanti a lei, separandola dal resto del mondo, si permise finalmente di chiudere gli occhi e fare un respiro profondo e irregolare.
Una singola, bruciante lacrima solitaria le rigò la guancia pallida, ma lei la asciugò immediatamente e con rabbia usando il dorso della mano tremante.
Non c’era assolutamente tempo per piangere sul latte versato, e di certo non c’era spazio nella sua agenda per mostrare alcun tipo di debolezza emotiva.
Doveva essere lucida, spietata e strategica per proteggere se stessa, il suo prezioso patrimonio e soprattutto il futuro innocente del piccolo Mateo prima che la situazione precipitasse irrimediabilmente.
Non appena salì nella sicurezza della sua automobile, mise con cura il bambino addormentato nel seggiolino di sicurezza posteriore e prese immediatamente il telefono.
Compose rapidamente il numero privato del suo fidato avvocato, nonché suo vecchio compagno di studi alla facoltà di giurisprudenza, l’intransigente Arturo.
“Arturo, ciao, sono Valeria, perdonami se non ti chiedo come stai,” disse lei non appena l’uomo rispose alla chiamata, andando dritta al punto.
“Ho bisogno di un favore legale urgente, molto aggressivo, e mi serve che tu agisca esattamente in questo preciso momento.”
Arturo percepì l’urgenza insolita e la freddezza metallica nella voce della sua amica, rispondendo subito: “Dimmi tutto, Vale, cosa sta succedendo di così grave?”
Valeria gli spiegò brevemente, ma con un’estrema e chirurgica precisione, l’intera surreale e traumatizzante situazione esplosa in quella mattinata da incubo.
Gli parlò nei minimi dettagli della foto compromettente inviata da Mariana, del documento di comodato d’uso palesemente falso, della finta separazione all’ospedale e della doppia, disgustosa vita di Mauricio.
“Mio Dio, Valeria, mi dispiace immensamente per quello che stai passando,” sospirò Arturo al telefono, sinceramente scioccato dalle azioni sconsiderate del marito della sua amica.
“Non dispiacerti per me, Arturo, conserva la pietà per lui e aiutami semplicemente a distruggerlo legalmente e finanziariamente,” rispose lei con una freddezza glaciale che sorprese positivamente l’avvocato.
“Hai per caso già in mano le prove documentali della falsificazione della tua firma su quel famoso comodato d’uso?” le chiese Arturo, passando istantaneamente in modalità professionale e operativa.
“Le avrò fisicamente sulla mia scrivania non appena Mariana mi farà avere una copia certificata dal fascicolo amministrativo della scuola nel pomeriggio,” confermò Valeria con assoluta certezza.
“Perfetto, questo ci dà un enorme vantaggio tattico,” disse Arturo, il cui tono rivelava già l’eccitazione per la causa vinta in partenza.
“Possiamo procedere immediatamente e denunciare Mauricio senza preavviso per falso ideologico, sostituzione di persona, truffa aggravata e forse anche frode ai danni dello stato.”
“Ma c’è una questione pratica molto più urgente e prioritaria da sistemare in questo momento,” aggiunse l’avvocato con tono cospiratorio.
“Voglio essere assolutamente certo: l’appartamento in cui vivete è intestato esclusivamente a te come unica proprietaria legittima, vero?” le domandò Arturo per avere la conferma legale decisiva.
“Sì, l’ho comprato interamente con i soldi dell’eredità di mio nonno ben tre anni prima di sposare stupidamente Mauricio,” rispose Valeria senza alcuna esitazione nella voce.
“Siamo sempre stati in regime di separazione dei beni fin dal primo giorno del nostro matrimonio, fortunatamente.”
“Ottimo, questa è la migliore notizia della giornata,” esclamò Arturo, chiaramente sollevato e soddisfatto da quell’informazione fondamentale per la loro strategia.
“Ascoltami bene, Valeria: devi chiamare un fabbro immediatamente, prima di tornare a casa.”
“Voglio che tu faccia cambiare immediatamente la serratura della porta d’ingresso prima che lui termini il turno e torni a casa.”
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