“Se ha avuto l’audacia di falsificare un documento governativo per far figurare che Renata vive lì legalmente, potrebbe essere abbastanza disperato da cercare di forzare la mano e farla entrare fisicamente nel tuo appartamento.”
Valeria sentì un brivido di pura rabbia e disgusto attraversarle il corpo al solo pensiero.
L’idea abominevole che quella donna estranea potesse anche solo mettere piede nel suo santuario privato le faceva ribollire letteralmente il sangue nelle vene.
“Lo faccio subito, Arturo, consideralo già fatto,” confermò Valeria, mettendo frettolosamente in moto il motore dell’auto e partendo a tutta velocità verso il suo quartiere residenziale.
Il tragitto nel traffico verso la tranquilla colonia Del Valle sembrò durare un’eternità angosciante.
Mentre guidava abilmente nel traffico sempre caotico e rumoroso della città, i ricordi sbiaditi e frammentati degli ultimi cinque anni di matrimonio le scorrevano incessantemente davanti agli occhi come un film dell’orrore.
Ricordò con disgusto le infinite notti in cui Mauricio diceva di dover fare i faticosi turni di guardia extra in ospedale per coprire i colleghi malati.
Ricordò i lunghi e solitari fine settimana passati a casa mentre lui presenziava a presunti congressi medici internazionali a cui lei non poteva mai partecipare per via del budget limitato.
Ogni piccolo ritardo, ogni assurda scusa, ogni regalo costoso comprato in fretta per farsi perdonare un’assenza prolungata assumeva ora un significato profondamente sinistro, crudele e disgustoso.
Lui non stava affatto salvando vite umane durante quelle infinite notti di solitudine; stava semplicemente vivendo la sua allegra seconda vita con Renata e la piccola Sofía, recitando la parte del padre perfetto.
Appena arrivata al parcheggio sotterraneo del suo lussuoso palazzo, Valeria chiamò immediatamente dal cellulare il signor Gómez, l’affidabile fabbro di fiducia dell’intero quartiere.
L’uomo anziano arrivò solertemente in meno di venti minuti, con la sua pesante cassetta degli attrezzi professionale già pronta all’uso.
“Signora Valeria, buongiorno, ha per caso perso le sue chiavi di casa di nuovo come l’anno scorso?” le chiese l’uomo con un sorriso amichevole e bonario.
“No, signor Gómez, le chiavi le ho tutte qui con me,” rispose Valeria, guardando il fabbro dritto negli occhi con un’espressione talmente seria da zittirlo all’istante.
“Ho bisogno che lei cambi immediatamente la serratura principale blindata e che installi anche un pesante catenaccio di sicurezza interno aggiuntivo sulla porta.”
Il fabbro, forte della sua pluridecennale esperienza nel settore, capì subito dall’espressione della donna che non era assolutamente il momento adatto per fare domande indiscrete e si mise silenziosamente e rapidamente al lavoro.
Mentre l’uomo lavorava metodicamente alla pesante porta blindata, Valeria cullò teneramente Mateo per farlo riaddormentare e poi iniziò a svuotare sistematicamente l’enorme armadio di Mauricio.
Prese le tre valigie da viaggio più grandi e costose che possedevano e ci buttò dentro alla rinfusa tutti i vestiti firmati del marito, i suoi orologi da collezione, le sue cravatte di seta e le sue adorate scarpe italiane.
Non piegò assolutamente nulla, non ebbe alcun tipo di riguardo reverenziale per le sue preziose e costose cose personali, trattandole come pura spazzatura.
Ogni singolo oggetto che lanciava con forza e disprezzo all’interno della valigia rappresentava un pezzo tangibile del suo finto matrimonio distrutto che veniva gettato via per sempre dalla sua vita.
Successivamente, raccolse in fretta tutti i documenti importanti dell’uomo, come il passaporto e i certificati bancari, e li chiuse ermeticamente nella sua cassaforte personale, cambiando il codice di sicurezza digitale per sicurezza.
Quando il bravo fabbro finì egregiamente il suo lavoro dopo circa un’ora, le consegnò nelle mani un pesante mazzo di chiavi nuove, dentellate e lucenti.
“Tutto fatto alla perfezione, signora,” disse il signor Gómez, pulendosi le mani su uno straccio.
“Ora le assicuro che nessuno, nemmeno con un piede di porco, può entrare qui dentro senza queste chiavi specifiche, è matematicamente garantito.”
Valeria lo pagò profumatamente in contanti, aggiungendo una generosa mancia per il disturbo, e lo ringraziò sentitamente, chiudendo a tripla mandata la nuova, inespugnabile porta d’ingresso alle spalle dell’uomo.
Ora non le restava letteralmente nient’altro da fare che sedersi in poltrona, respirare e aspettare la tempesta inevitabile.
Verso le otto e mezza di sera, proprio dopo aver allattato Mateo e averlo messo a dormire tranquillamente nella sua culla nella stanza adiacente, il campanello dell’appartamento suonò con insistenza.
Valeria si alzò lentamente dal divano e guardò lo schermo luminoso ad alta risoluzione del videocitofono installato all’ingresso.
Non c’era soltanto l’immagine familiare di Mauricio fuori dalla sua porta di casa.
Esattamente accanto a lui, incredibilmente, c’era in piedi una donna dai capelli scuri, vestita in modo pretenzioso, che teneva distrattamente per mano una bambina piccola in uniforme scolastica.
Renata Paredes in persona, accompagnata da sua figlia Sofía, si trovava sul pianerottolo del suo appartamento.
La sfacciataggine, l’arroganza e la totale mancanza di rispetto di quell’uomo superavano ampiamente ogni limite umano immaginabile o tollerabile.
Aveva davvero avuto il barbaro coraggio di portare l’amante direttamente a casa sua, probabilmente credendo ciecamente di poterla intimidire, manipolare o costringere ad andarsene usando la bambina come scudo emotivo.
Valeria fece un respiro lento e profondo per calmare i battiti del suo cuore, controllò per un secondo la sua immagine impeccabile nello specchio dell’ingresso e andò finalmente ad aprire la porta.
Ma, con estrema lucidità, lasciò il pesante catenaccio di sicurezza d’acciaio saldamente inserito nella guida, in modo che la porta potesse aprirsi fisicamente solo per pochi, miseri centimetri.
Non appena sentì lo scatto della serratura, Mauricio cercò immediatamente di spingere in avanti la porta con la spalla, ma il metallo spesso e resistente del catenaccio lo bloccò e lo respinse bruscamente all’indietro.
“Valeria, smettila di fare i capricci e apri subito questa cazzo di porta!” sbraitò Mauricio nel corridoio condominiale, perdendo completamente quella finta facciata di uomo educato, calmo e professionale.
“Perché diamine hai cambiato la serratura senza dirmi nulla? Sei impazzita del tutto per caso?”
Valeria lo guardò attraverso il piccolo e stretto spiraglio della porta semiaperta, mantenendo sul volto un’espressione di assoluta, spaventosa freddezza e indicibile disprezzo.

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