« Maya, guardami. Ascoltami bene, hai capito? » sussurrò, stringendomi ancora più forte le mani con un’energia feroce.
Anuii debolmente, incapace di formare una frase di senso compiuto mentre una lacrima calda rigava la guancia sinistra, proprio sopra il segno rosso lasciato da Ryan.
Là fuori, dietro quella pesante porta tagliafuoco, il silenzio del salone VIP era durato solo pochi secondi prima di esplodere in un mormorio confuso.
Potevo quasi sentire le voci dei mecenati che si accendevano di pettegolezzo, desiderosi di divorare la reputazione mia e di mio marito.
Derek Vance aveva esattamente quello che voleva: la scena perfetta per rovinare la vita di Ryan e blindare la sua posizione intoccabile nella direzione del teatro.
« Quella telecamera nel angolo… ha ripreso tutto, vero? » chiesi con un filo di voce, aggrappandomi al tessuto della giacca di Elena.
Elena abbassò lo sguardo per un attimo, il suo volto illuminato solo dalla luce bluastra di una lucina d’emergenza sopra l’uscita di sicurezza.
« L’ha ripresa tutta, Maya. Dal primo secondo in cui Derek ti ha afferrato la vita fino a quando Ryan ha perso la testa » rispose lei con una freddezza che mi gelò il sangue.
« Ma la verità… nessuno là fuori ascolterà la verità se prima non blocchiamo quella registrazione » dissi, sentendo una rabbia improvvisa farsi strada tra le macerie del mio shock.
« Per questo ti ho tirato via da quel circo » disse Elena, tirandomi per un braccio e facendomi fare un passo verso la scala antincendio in fondo al corridoio buio.
« Dove stiamo andando? Devo parlare con Ryan, devo spiegargli che Derek ha mentito, che era una trappola! » esclamai, cercando di liberarmi dalla sua presa.
« Ryan in questo momento non è lucido, Maya. È fuori di sé dalla rabbia e la sicurezza del teatro lo sta già accompagnando fuori dalla porta di servizio » spiegò Elena senza fermarsi.
Le sue parole furono come una doccia fredda che spense ogni mio residuo impulso di correre da lui.
Aveva ragione: se la sicurezza avesse preso in consegna Ryan in quello stato, la situazione sarebbe precipitata in un disastro irreparabile.
Salimmo rapidamente tre rampe di scale di ferro battuto, i nostri tacchi che risuonavano sordi contro i gradini arrugginiti.
L’aria si faceva sempre più fredda man mano che ci avvicinavamo alla sala di controllo tecnica, situata nel sottotetto sopra la graticcia del palcoscenico.
Quella stanza era il regno indiscusso dei tecnici luci e audio, un luogo pieno di monitor, cavi aggrovigliati e server che ronzavano giorno e notte.
Di solito a quell’ora era deserta, ma attraverso il vetro della porta vidi una luce accesa e l’ombra di una figura che si muoveva rapidamente.
Elena mi fece cenno di fare silenzio portandosi un dito alle labbra e spingendo la porta con cautela millimetrica.
Il computer principale era accesso e sullo schermo scorrevano le immagini ad alta definizione della telecamera fissa del salone VIP.
Davanti allo schermo c’era Marco, il capo tecnico delle luci, un ragazzo silenzioso che lavorava spalla a spalla con Ryan da oltre cinque anni.
Quando ci vide entrare, sollevò lo sguardo con un’espressione mista di tensione e profonda tristezza.
« Sapevo che sareste venute qui » disse Marco, allontanandosi leggermente dalla sedia girevole per farci spazio.
« Marco, ti prego, dimmi che hai salvato il file originale non tagliato » dissi precipitarmi verso la scrivania con le mani tremanti.
Marco sospirò profondamente, passandosi una mano tra i capelli arruffati prima di indicare il monitor con il mento.
« L’ho salvato sul mio hard disk personale prima che la direzione bloccasse il sistema centrale, ma c’è un problema grosso » rispose con voce grave.
Mi bloccai a metà strada, sentendo il respiro mozzarsi di nuovo in gola.
« Che genere di problema? » chiese Elena, facendosi avanti con il suo solito piglio risoluto.
« Il direttore amministrativo ha già chiamato la polizia municipale per violazione della proprietà e aggressione, e ha ordinato di esportare solo il fotogramma dello schiaffo » spiegò Marco.
Vogliono incastrare Ryan per proteggere Derek e la reputazione del teatro in vista della donazione milionaria di domani sera.
Guardai lo schermo del computer dove la sequenza si ripeteva in loop silenzioso: io che indietreggio, Derek che mi stringe, Ryan che arriva e lo schiaffo che vola.
Senza l’audio e senza i primi secondi in cui Derek mi teneva bloccata contro la sua volontà, sembrava davvero una scenata di gelosia immotivata.
« Non possiamo permettere che passi questa versione dei fatti » dissi con una fermezza che non sapevo di possedere.
« Dobbiamo diffondere il file integrale prima che sequestrino i server principali » aggiunse Elena, incrociando le braccia sul petto.
Marco mi guardò negli occhi, cercando un cenno di conferma che potesse giustificare il rischio enorme che stava per correre.
« Se facciamo una cosa del genere, ci licenzieranno tutti in un istante e ci citeranno per danni industriali » sussurrò Marco.
« E se non lo facciamo, la vita di mio marito è distrutta per sempre » risposi posando una mano sulla scrivania fredda.
« Fallo » dissi guardando dritto negli occhi il tecnico.
Marco non aggiunse altro: le sue dita iniziarono a volare sulla tastiera con una velocità impressionante, scaricando il video su una chiavetta USB nascosta.
Fuori dalla porta della sala tecnica, nel corridoio buio del sottotetto, udimmo dei passi pesanti e rapidi che salivano le scale.
Erano le guardie di sicurezza del teatro, guidate probabilmente dallo stesso Derek Vance assetato di rivalsa immediata.
« Sono qui, sbrigati Marco! » esclamò Elena, mettendosi con le spalle contro la porta per tenerla chiusa se necessario.
« Quasi fatto… tre secondi… inviato! » esclamò Marco estraendo la chiavetta nera dalla porta USB con uno scatto secco.
I colpi pesanti sulla porta iniziarono a risuonare nel silenzio del sottotetto, accompagnati dalla voce autoritaria del capo della sicurezza.
« Aprite immediatamente! Sappiamo che siete dentro! » urlò una voce dall’esterno della stanza.
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