Ethan rallentò l’auto su una strada di montagna deserta, accostando sotto l’ombra di enormi pini innevati. Prese un kit di pronto soccorso dal cruscotto e si voltò verso di lei.

“Fammi vedere,” disse con dolcezza, una dolcezza che stonava con la brutalità della sparatoria appena conclusa.

Grace cercò di scostarsi, l’istinto di difendersi sempre acceso. “Sto bene, Ethan. È solo un graffio.”

“Lasciami fare,” insistette lui, aprendo una garza. Con mani inaspettatamente delicate per un uomo abituato a firmare contratti e non a curare ferite, tamponò il sangue sulla fronte di Grace. I loro volti erano a pochi centimetri di distanza. L’adrenalina della battaglia stava svanendo, lasciando spazio a una tensione di natura completamente diversa.

Grace alzò gli occhi, incrociando lo sguardo di Ethan. In quegli occhi non c’era più il miliardario arrogante, ma un uomo che aveva appena compreso quanto fosse fragile il suo mondo dorato, e quanto avesse bisogno della donna che sedeva accanto a lui.

“Perché l’hai fatto?” sussurrò Ethan, la voce vicina al viso di lei. “Perché rischiare la vita per me? Potevi andartene ieri sera, dopo aver fermato Sabrina. Ti avrei coperta d’oro per il resto dei tuoi giorni.”

Grace distolse lo sguardo, fissando la neve che cadeva fuori dal finestrino. “Perché ho visto cosa succede quando persone come L’Architetto vincono. Ho passato anni a combattere mostri in divise militari in paesi distrutti dalla guerra. Credevo di essermi lasciata tutto alle spalle, ma il male cambia solo abito. A volte indossa una mimetica, a volte un abito da sposa, a volte uno smoking.”

Si voltò di nuovo verso Ethan, la durezza tornata nei suoi occhi. “Non potevo permettere che distruggessero tua madre. E, per quanto tu cerchi di nasconderlo sotto i tuoi completi da diecimila dollari, Ethan, tu non sei come loro. Sei un brav’uomo. Vale la pena lottare per questo.”

Ethan rimase in silenzio, assorbendo le sue parole. Nessuno gli aveva mai parlato così. La gente lo temeva, lo adulava, lo sfruttava. Ma Grace lo vedeva per quello che era.

Ripose il kit di pronto soccorso. “Allora, andiamo a caccia,” disse, accendendo nuovamente i fari dell’auto. “Il castello dell’Architetto è a due ore da qui. Non si aspetteranno un contrattacco così rapido.”

“Sei sicuro di voler venire?” gli chiese Grace. “Questo non è il tuo campo di battaglia. Ci saranno uomini armati. Potresti morire.”

Ethan inserì la marcia, lo sguardo fisso sulla strada buia che si inerpica verso le Alpi. “Hanno cercato di uccidere la mia famiglia, Grace. Hanno trasformato la donna che stavo per sposare in un sicario. E hanno quasi ucciso te. Questo è il mio campo di battaglia ora. Mostrami come si distrugge un impero dalle fondamenta.”

Grace abbozzò un sorriso freddo e pericoloso nell’oscurità dell’abitacolo. Controllò per l’ultima volta il caricatore della pistola.

“Allaccia la cintura, Ethan. Stanotte bruceremo un castello.”

Il viaggio verso la vetta fu silenzioso. La tempesta si diradò man mano che salivano, rivelando un cielo notturno trafitto da stelle gelide e spietate. Il castello dell’Architetto non era una rovina medievale romantica, ma una fortezza moderna incastonata nella roccia, protetta da mura di cemento armato, telecamere termiche e pattuglie armate che camminavano lungo il perimetro con cani da guardia.

Grace fermò l’auto in un bosco fitto a un chilometro di distanza, nascondendola sotto i rami carichi di neve. Aprì il bagagliaio, che Ethan aveva premurosamente fatto riempire di armi e attrezzature tattiche prima di partire.

“Infiltrazione silenziosa,” spiegò Grace, porgendo a Ethan un giubbotto antiproiettile. “Nessun eroismo. Seguimi, fai esattamente quello che faccio io, e se ti dico di correre, non fare domande. L’obiettivo non è uccidere tutti, ma arrivare all’Architetto, prendere i dati dei suoi server e scoprire chi altro nella tua cerchia interna sta lavorando per lui.”

Ethan annuì, stringendo i lacci del giubbotto. L’arma che Grace gli mise in mano sembrava innaturalmente fredda.

Avanzarono tra gli alberi come ombre bianche. La neve attutiva i loro passi. Grace eliminò la prima pattuglia con un’efficienza silenziosa e letale: un dardo tranquillante al collo del cane, seguito da una presa da strangolamento rapida sulla guardia prima che potesse lanciare l’allarme. Ethan guardava la fluidità mortale della sua guardia del corpo, rendendosi conto di quanto fosse letale la donna che gli puliva l’argenteria fino a ventiquattr’ore prima.

Trovarono un punto cieco nel sistema di telecamere vicino alle prese d’aria sotterranee. Grace disinnescò la grata metallica con un laser portatile e si calarono nell’oscurità dei condotti di ventilazione. L’aria era viziata, odore di metallo e riscaldamento.

Strisciarono per quelli che sembrarono chilometri, seguendo le planimetrie che Grace aveva memorizzato dal server della banca. Quando arrivarono sopra la stanza principale, Grace guardò attraverso le fessure della grata.

Sotto di loro, in una sala di controllo circondata da schermi giganteschi che mostravano grafici finanziari globali, c’era un uomo seduto su una sedia di pelle nera, di spalle. Altri uomini armati sostavano agli angoli della stanza.

Grace fece un gesto a Ethan. Io scendo per prima. Coprimi.

Con un calcio potente, Grace sfondò la grata. Atterrò nella stanza come un demone della vendetta, atterrando subito su due guardie. Un colpo alla testa, una ginocchiata allo stomaco, e prima che gli altri potessero sollevare le armi, il fuoco di copertura di Ethan dal condotto di ventilazione li costrinse a cercare riparo.

Grace si mosse in mezzo al caos con la grazia di una ballerina assassina. Disarmò un terzo uomo, usando il suo corpo come scudo mentre avanzava verso l’uomo sulla sedia, che nel frattempo si era voltato.

L’Architetto.

Non era un signore della guerra dal volto sfregiato, né un genio criminale deforme. Era un uomo sulla sessantina, incredibilmente elegante, con capelli argentati pettinati all’indietro e un sorriso tranquillo, quasi divertito, nonostante la carneficina che si stava consumando nel suo ufficio.

“Fermo!” urlò Grace, puntandogli la pistola al centro della fronte, mentre Ethan si calava dalla grata e copriva le porte d’ingresso, tenendo sotto mira le ultime guardie rimaste.