Quella modesta macchina era stata comprata onestamente, faticosamente e legalmente con i suoi primissimi e veri risparmi sudati al lavoro statale.
Il complesso e mediatico processo giudiziario durò molti mesi stressanti e fu estenuante per tutti i legali coinvolti, ma alla fine si concluse inevitabilmente con una vittoria giuridica schiacciante, esemplare e totale per Mariana.
I severi e implacabili giudici del tribunale federale condannarono Rogelio e Leticia Cárdenas a svariati, lunghi e duri anni di reclusione effettiva, senza possibilità di sconti di pena.
Le pesantissime accuse per cui vennero condannati spaziavano dalla frode bancaria continuata, alla falsificazione di documenti legali, fino ad arrivare alla gravissima e comprovata evasione fiscale aggravata ai danni dello Stato.
Le potenti banche, messe duramente alle strette dalle indagini federali sulle loro stesse inammissibili e gravi falle di sicurezza informatica e procedurale interna, capitolarono.
Furono obbligate per legge a cancellare formalmente, definitivamente e totalmente tutti i colossali debiti fraudolenti ingiustamente intestati al nome innocente di Mariana.
Oltre a questo, furono severamente obbligate dai giudici a pulire completamente, immediatamente e storicamente il suo infangato Buró de Crédito nazionale.
Così facendo, le restituirono finalmente e giustamente quell’immacolata, intatta e perfetta reputazione finanziaria e creditizia che meritava fin dal principio di questa orrenda storia.
I cospicui fondi monetari faticosamente recuperati dalle ingenti confische e dalla successiva, redditizia vendita all’asta dei numerosi beni di lusso dei suoi genitori ebbero un nobile scopo finale.
Servirono innanzitutto a rimborsare parzialmente il tesoro pubblico statale evaso, ma una parte fu destinata a recuperare legalmente il denaro originariamente e illecitamente sottratto dal vecchio fondo protetto della povera nonna Elena.
Invece di intascare per sé stessa quel ritrovato e cospicuo tesoretto familiare ripulito, Mariana compì un gesto di immenso ed encomiabile altruismo.
Destinò integralmente tutti quei preziosi soldi recuperati alla creazione di una ricca e perpetua fondazione per borse di studio universitarie.
Battezzò con infinito amore e rispetto questa fondazione benefica a nome della sua tanto amata e defunta nonna, Elena Cárdenas.
Lo scopo statutario del fondo era quello di aiutare economicamente, concretamente e legalmente ragazze giovani, povere ma di grande talento, permettendo loro di studiare in santa pace e laurearsi senza il terrore di debiti opprimenti.
Esattamente tre anni dopo quella memorabile, traumatica ma catartica cerimonia di graduazione, la brillante carriera di Mariana Cárdenas era decollata verso vette inimmaginabili.
Era diventata, grazie ai suoi continui meriti investigativi e alla sua intelligenza analitica, la più giovane e brillante direttrice generale dell’intero dipartimento di controllo fiscale statale.
Lavorava sodo in un ufficio spazioso, moderno e luminoso situato al decimo piano del palazzo del governo centrale di Jalisco.
Era universalmente rispettata e ammirata da tutti i suoi sottoposti, ma soprattutto era profondamente e costantemente temuta da tutti i potenti truffatori, criminali e corrotti della città di Guadalajara.
Ogni singola mattina, mentre beveva il suo caffè caldo e amaro, guardava sorridendo il suo vero, sudato diploma universitario elegantemente incorniciato sulla parete bianca del suo ufficio.
Guardandolo, ricordava immancabilmente la durissima, dolorosa, ma alla fine preziosissima e salvifica lezione di vita che aveva imparato a sue spese.
Non doveva assolutamente e categoricamente nulla a chi l’aveva subdolamente tradita, vilmente usata e psicologicamente manipolata per i propri oscuri scopi egoistici, a totale prescindere dai falsi e sopravvalutati legami di sangue.
Aveva coraggiosamente e testardamente conquistato la sua assoluta libertà personale, il suo meritato e fulgido successo professionale e la sua incrollabile e serena pace interiore lottando duramente contro tutto e tutti.
Era sicura che, da quel momento benedetto in poi, nessuno, tantomeno due truffatori in prigione, le avrebbe mai più rubato o controllato il proprio radioso futuro.
Quella bellissima sera di primavera, uscendo stanca ma appagata dall’ufficio per andare a cenare allegramente con i suoi veri amici fidati e con i suoi leali colleghi, Mariana sorrise sinceramente alla sua bellissima e nuova vita.
Era finalmente e incontestabilmente l’unica padrona assoluta del proprio prospero destino.
Era fiera, orgogliosa e innamorata della forte e indipendente donna che era diventata attraversando l’inferno.
Era pronta, come sempre, ad affrontare a testa alta qualsiasi nuova e complessa sfida con onestà intellettuale, etica professionale e un incrollabile, ammirevole coraggio morale.
E sapeva nel suo profondo che non ci sarebbe mai più stato nessun ignobile “scandalo” meschino, orchestrato da chicchessia, in grado di oscurare minimamente la brillante, pura e luminosa luce della sua meravigliosa verità riconquistata.
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